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Fabio Grosso al Lione sempre pių protagonista tra goal e insulti razzisti

Allenatore dello Strasburgo, Furlan: < La “colpa” di Grosso? Essersi buttato a tradimento. Un “difetto” che sarebbe insito nel “gene” degli italiani >
LIONE - Non c’è dubbio che il pescarese Fabio Grosso, vero e proprio deus ex machina due anni fa ai Mondiali di Germania, sia stato protagonista di questa stagione calcistica al Lione: già, sempre più protagonista, tra goal e insulti razzisti. Perché non solo l’ex difensore di Inter, Perugia, Palermo e Chieti ha giocato bene, ha segnato e si è distinto per il suo ritrovato stile, ma è stato anche oggetto delle offese da parte dell’allenatore dello Strasburgo, Furlan. La “colpa” di Grosso? Essersi buttato a tradimento. Un “difetto” che sarebbe insito nel “gene” degli italiani. Mah. Noi preferiamo piuttosto ricordare ciò che è successo nell’ultimo anno a Fabio Grosso: il Nostro, infatti, era stato sul punto di disputare, sulla sponda giallorossa, quasi un “derby capitolino” con Massimo Oddo, che fino a gennaio 2007 aveva militato nella Lazio. Il nome di Fabio, infatti, la scorsa estate era stato accostato alla Roma: tuttavia, l’agente del giocatore, Danilo Caravello, aveva spento gli entusiasmi annunciando che il suo assistito era molto vicino al Lione. E così è stato. La squadra francese è arrivata ad offrire 9 milioni all’Inter per accaparrarsi il calciatore pescarese, che dal canto suo si è detto subito favorevole al trasferimento: «Prendere il posto di Abidal sarebbe un onore per Fabio», è quanto dichiarò Caravello. Grosso, dunque, non andò alla Roma, sebbene la cosa sembrasse praticamente fatta, nell’ambito dell’affare che doveva servire per riportare definitivamente in nerazzurro il cileno David Pizarro. Già, quel nerazzurro che, in ambito meneghino, vuol dire Inter: il Campione del Mondo Fabio Grosso, decisivo per la conquista della Coppa a Germania 2006, ha vissuto a Milano un anno un po’ anomalo. Se infatti al termine della scorsa stagione aveva conquistato lo scudetto, è altrettanto vero che il suo apporto alla causa era stato quasi nullo, o per lo meno si può affermare senza troppi problemi che il calciatore pescarese non fosse risultato fondamentale come a Berlino per la vittoria del tricolore. Lì, in Germania, fu tutta un’altra storia: escluso contro gli Stati Uniti dopo l’esordio contro il Ghana, Grosso tornò al suo posto in occasione del match contro la Repubblica Ceca, una vera e propria sfida della vita, finita 2-0 per gli Azzurri. Eccoci così agli ottavi: il rigore procuratosi contro l’Australia e trasformato da Totti fu grandioso. E non parliamo del gol rifilato alla Germania in semifinale. Mancava solo il rigore decisivo, in grado di regalarci la Coppa. Chissà, forse in tanti tememmo segretamente che Fabio non ce la facesse, che potesse tradirci proprio sul più bello, come è accaduto spesso nella nostra storia mondiale passata. E invece l’orgoglio pescarese vinse, non deluse, e ci fece diventare, per la quarta volta, Campioni del Mondo. Ora, a Lione, Fabio è rinato, è tornato ad essere quello di prima. In barba a chi non ha creduto in lui, e anche in barba a chi lo insulta chiamandolo “maccaroni di m…”.

 



Tue 13 May 2008 12:09 - Comments(0) - Letto(137) - Massimo Giuliano

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