Agenti della Mobile e Polizia postale hanno perquisito prima l'abitazione e poi l'ufficio del Sindaco
PESCARA - Altra scossa di terromoto al Palazzo di città. E stavolta a tremare è stata anche la stanza del Primo cittadino, dove gli inquirenti si sono intrattenuti per l'intera mattinata. Il sindaco di Pescara, Luciano D'Alfonso (nella foto), segretario regionale del Pd abruzzese, ha ricevuto, infatti, informazioni di garanzia in cui si ipotizzano i reati di corruzione, concussione, truffa aggravata e falso ideologico nell'ambito di due inchieste diverse. Agenti della polizia
giudiziaria hanno perquisito la sua abitazione e gli uffici comunali.
Le accuse di concussione e corruzione riguarderebbero l'inchiesta per la quale a maggio fu arrestato il braccio destro di D'Alfonso e dirigente comunale dell'ufficio appalti e patrimonio, Guido Dezio - oggi in libertà - relativa alla presunta richiesta di denaro alle imprese in cambio di atti amministrativi a loro favorevoli.
Le accuse di truffa aggravata e falso ideologico sarebbero collegate alla spesa di fondi del Comune per pubblicità istituzionale mentre, secondo l'accusa, sarebbero stati utilizzati per fini privati, in particolare per la campagna elettorale.
Gli inquirenti, una ventina, sono rimasti al Palazzo di Città dalle 12,30 alle 14,30. Presenti anche il dirigente della squadra mobile, Nicola Zupo e l'ispettore della Polpost, Davide Zacconi. Le indagini hanno riguardato anche gli autisti del sindaco. Alla perquisizione ha preso parte anche il legale del sindaco D'Alfonso, l'avvocato Giuliano Milia