L’11 settembre 2001 non cambiò soltanto la storia: entrò anche nelle vite di atleti, squadre e protagonisti dello sport. Quel giorno Ian Thorpe, allora giovanissimo campione del nuoto, si trovò coinvolto in una delle situazioni più incredibili legate agli attentati. In Europa, invece, il calcio provò ad andare avanti: Totti giocò in Champions League contro il Real Madrid, la Juventus fu costretta a lasciare il proprio hotel dopo un allarme bomba e il Valencia finì bloccato in Russia in uno spazio di appena 30 metri quadrati.
Sono storie diverse, vissute a migliaia di chilometri di distanza e in discipline differenti, ma unite dalla stessa data. Mentre il mondo cercava di capire cosa fosse accaduto negli Stati Uniti, lo sport si trovò improvvisamente a fare i conti con una realtà completamente diversa da quella prevista.
Ian Thorpe, ex campione olimpico di nuovo australiano. Era a New York e quella mattina e sarebbe dovuto andare a visitare le Torri Gemelle. All’ultimo secondo non le fece: “Arrivai la sera prima e avevo organizzato di andare a vedere la mattina successiva le Twin Towers. Ero dentro un caffè ma tornai indietro in hotel e una volta lì la cameriera dell’albergo mi disse di accendere la tv… Provai a contattare i miei genitori per dire che stavo bene, ma tutto era bloccato. La mia vita cambiò? Lì ho capito che devi vivere la vita ogni giorno“.
In Italia, invece, quella sera si giocò regolarmente la Champions League. La UEFA decise di non rinviare le partite già in programma, nonostante gli attentati avessero sconvolto il mondo poche ore prima, limitandosi a far osservare un minuto di silenzio prima delle partite.
All’Olimpico c’era la Roma di Fabio Capello contro il Real Madrid. La serata coincideva con l’esordio di Francesco Totti nella massima competizione europea. Sugli spalti dominavano silenzio e preoccupazione, mentre la partita veniva giocata con il lutto al braccio e un minuto di raccoglimento. Il Real Madrid vinse 2-1 con i gol di Figo e Guti, mentre Totti segnò su rigore la rete della Roma. A fine partita Capello fu netto: secondo l’allenatore, quella gara non avrebbe dovuto essere giocata.
Quella stessa sera era impegnata anche la Lazio, in trasferta a Istanbul contro il Galatasaray. La partita si disputò regolarmente e terminò 1-0 per i padroni di casa. Il minuto di silenzio venne accompagnato da fischi dagli spalti, in un’atmosfera particolarmente tesa.
Ma una delle situazioni più surreali riguardò la Juventus. La squadra si trovava a Porto per affrontare i padroni di casa quando arrivò la notizia degli attentati. Il giorno stesso i bianconeri dovettero evacuare l’hotel dopo un allarme bomba nel vicino centro commerciale, chiamato significativamente World Trade Center.
E poi c’era il Valencia. La squadra spagnola si trovava a Novorossijsk, in Russia, per la trasferta di Coppa UEFA. Dopo aver ricevuto le notizie degli attentati, i giocatori vennero bloccati all’aeroporto e chiusi in una stanza di appena 30 metri quadrati, sorvegliata da due militari armati. Dentro c’erano alcuni divani e una piccola televisione attraverso la quale squadra e staff cercavano di capire cosa stesse accadendo.
Il giorno successivo la UEFA decise di rinviare le altre partite europee, mentre il mondo dello sport iniziava a fare i conti con una nuova realtà.
