Franco Baresi ha legato il suo nome a uno degli episodi più incredibili della storia dei Mondiali. Nell’estate del 1994, quando tutto lasciava pensare che il suo torneo fosse finito per un grave infortunio al ginocchio, il capitano dell’Italia riuscì invece a tornare in campo per la finale contro il Brasile appena venticinque giorni dopo l’operazione. Una vicenda che ancora oggi viene ricordata come un’impresa sportiva e che lo stesso ex difensore ha faticato a spiegare negli anni successivi.
Il 23 giugno 1994, durante la partita della fase a gironi contro la Norvegia, Baresi riportò la lesione del menisco del ginocchio destro. La diagnosi sembrava non lasciare alcuno spiraglio: il Mondiale negli Stati Uniti era terminato. A 34 anni, all’ultima Coppa del Mondo della carriera, tutto faceva pensare che il capitano azzurro non sarebbe più tornato in campo.
Anziché rientrare in Italia, però, Baresi prese una decisione diversa. Scelse di sottoporsi all’intervento chirurgico a New York e di restare con il gruppo guidato da Arrigo Sacchi. L’obiettivo non era tanto quello di giocare ancora, quanto continuare a sostenere i compagni durante il cammino nel torneo. Lo stesso difensore, intervistato da Federico Buffa di Sky Sport, ha raccontato in seguito di non aver mai immaginato di poter disputare un’altra partita in quel Mondiale, peraltro l’ultimo della carriera.
Nel frattempo l’Italia, grazie soprattutto dalle reti di Roberto Baggio, superò Nigeria, Spagna e Bulgaria conquistando a sorpresa la finale contro il Brasile. Con il passare dei giorni anche le condizioni di Baresi migliorarono oltre ogni previsione. Il recupero fu così rapido da sorprendere perfino lo staff tecnico e medico, che fino alla vigilia considerava estremamente improbabile un suo impiego.
Sacchi decise comunque di affidargli una maglia da titolare. “Sapeva che avevo le conoscenze e che avrei dato il 200%“, avrebbe poi detto.
Il 17 luglio, al Rose Bowl di Pasadena, il capitano azzurro guidò la difesa italiana contro un attacco formato da Romário e Bebeto, nonostante fosse reduce da un intervento chirurgico di appena tre settimane prima. Per 120 minuti offrì una prestazione che molti osservatori continuano a considerare tra le migliori mai disputate da un difensore in una finale mondiale. L’Italia riuscì infatti a chiudere sullo 0-0 sia i tempi regolamentari sia i supplementari, trascinando la sfida ai calci di rigore.
Fu proprio dal dischetto che arrivò l’epilogo più amaro. Baresi, primo rigorista degli Azzurri, calciò alto sopra la traversa. In seguito sbagliarono anche Daniele Massaro e Roberto Baggio, consegnando il titolo mondiale al Brasile. Eppure quell’errore non ha mai cancellato il valore della sua prestazione né il coraggio dimostrato tornando in campo in tempi considerati eccezionali. Le lacrime di Baresi, sostenuto da Sacchi, però, restano incollate nella memoria collettiva come il segno della grande forza di un campione.
