La scomparsa di Francesco Guccini lascia un vuoto enorme nella cultura italiana, ma riporta alla memoria anche una delle storie più belle che abbiano unito musica e calcio negli ultimi anni. Nel 2021, pochi giorni dopo essere diventato allenatore della Lazio, Maurizio Sarri, ora sulla panchina dell’Atalanta, riuscì infatti a realizzare un desiderio che coltivava fin dall’adolescenza: conoscere il cantautore modenese, il suo mito di sempre. A raccontare quella serata fu il giornalista Marino Bartoletti, unico testimone di un incontro che, ancora oggi, viene ricordato come qualcosa di speciale.
Tra un bicchiere di vino rosso, un piatto di ciliegie e ore di conversazione, nacque un’intesa che sorprese anche chi era presente. Fu proprio Bartoletti a raccontare l’emozione di quel momento con un post destinato a fare il giro del web:
“L’Orso del Valdarno era una vita che voleva conoscere l’Orso di Pavana suo mito sin da quand’era adolescente. Ed è stato un incontro bellissimo, fra due nuovi amici che non la smettevano più di parlare e di parlarsi. Il testimone è vincolato al segreto, ma vi assicuro che dai loro dialoghi si potrebbe scrivere un libro“.

La serata fu un continuo scambio di curiosità. Guccini, grande osservatore della realtà, volle sapere da Sarri cosa pensasse di Cristiano Ronaldo e quale squadra considerasse favorita per il campionato che stava per iniziare. Bartoletti raccontò che la risposta dell’allenatore fu sorprendente, senza però svelarne il contenuto.
Dal canto suo, Sarri approfittò dell’occasione per soddisfare alcune curiosità che si portava dietro da anni. Chiese al cantautore il significato di alcuni passaggi della celebre L’Avvelenata, in particolare il riferimento al critico musicale Riccardo Bertoncelli, e gli domandò come nascessero le sue canzoni.
La risposta di Guccini colpì profondamente il tecnico: “Quella che nasce è sempre un’idea, caro Maurizio“. Bartoletti raccontò anche un dettaglio che lo colpì particolarmente. Nonostante fosse Sarri il fan di lunga data, il più curioso dei due sembrava proprio Guccini. Poi, quando iniziò a raccontare la nascita delle sue prime canzoni, non ce ne fu più per nessuno. Dai ricordi dei carrarmati Sherman vicino al mulino di famiglia alle origini del rock and roll, passando per i trovatori medievali e le traduzioni in dialetto pavanese delle commedie di Plauto, il cantautore trasformò quella cena in un viaggio nella memoria e nella cultura italiana.
A rendere ancora più speciale l’incontro emerse anche un’insolita coincidenza: il nome Amerigo. Per Sarri era quello del padre, recentemente scomparso, per Guccini quello dell’indimenticabile zio celebrato nella celebre canzone dedicata all’emigrazione italiana. Un dettaglio che contribuì ad avvicinare ancora di più due uomini provenienti da mondi diversi, ma uniti dalla stessa passione per i racconti, le radici e le persone.
Alla fine della serata, raccontò Bartoletti, Sarri non avrebbe più voluto andare via. Solo l’imminente ritiro con la Lazio lo riportò ai suoi impegni da allenatore.
