Gianfranco Zola potrebbe presto tornare a lavorare con Claudio Ranieri, trent’anni dopo il loro primo incontro professionale. Il presidente della FIGC Giovanni Malagò ha individuato nell’ex fantasista sardo il profilo ideale per ricoprire il ruolo di capodelegazione della nazionale italiana e coordinatore delle giovanili azzurre, affiancando Maurizio Viscidi. Si tratterebbe della cosiddetta “terza figura” necessaria per completare l’assetto dirigenziale dopo le nomine di Roberto Mancini come commissario tecnico e di Claudio Ranieri come direttore tecnico.
La storia tra Zola e Ranieri risale all’autunno del 1990, quando Corrado Ferlaino, presidente del Napoli rimasto orfano di Maradona, cercava disperatamente un nuovo numero 10. Ranieri, allora alla guida della squadra partenopea dopo la prima stagione col Cagliari in Serie A, lo rassicurò con parole che si rivelarono profetiche. Nacque così l’era di “Marazola”
Zola, attualmente residente a Londra e vicepresidente vicario della Lega Pro dal 2023, sta valutando la proposta. La sua eventuale nomina rappresenterebbe un ritorno in Italia dopo anni di permanenza nel Regno Unito, dove nel 2004 la Regina Elisabetta lo nominò comandante dell’Impero Britannico per i meriti sportivi conseguiti con il Chelsea.
Ma Zola non è solo stato un grande calciatore, ha anche una visione molto precisa del calcio giovanile, già concretizzata nella cosiddetta Riforma Zola implementata in Serie C, che prevede regole precise per valorizzare i giovani talenti; ogni squadra deve tesserare almeno sei giocatori cresciuti nel settore giovanile, numero destinato a salire a sette dalla stagione 2027-28 e a otto nel 2028-29. Questi sei calciatori, nati dopo il primo gennaio 2004 e nel club da almeno due stagioni, non occupano i 23 posti della lista ufficiale. Le società che non rispettano queste disposizioni rischiano sanzioni fino a ventimila euro e il taglio dei fondi.
Non è tutto: i club sono obbligati a schierare i giovani per un totale compreso tra 271 e 450 minuti a partita, con conteggi effettuati ogni sette gare. Inoltre, è previsto un limite massimo di otto prestiti da società di Serie A, Serie B o dall’estero per ogni squadra. L’obiettivo dichiarato è chiaro: ricreare le condizioni che hanno permesso a campioni del mondo come Tardelli, Cabrini, Grosso, Materazzi, Barzagli, Toni e Inzaghi di crescere proprio nella terza serie.
Qualora Zola dovesse declinare l’offerta, la prima alternativa individuata porta a Giuseppe Bergomi. Il ruolo di capodelegazione, in passato ricoperto da figure del calibro di Gigi Riva, Gianluca Vialli e Gigi Buffon, richiede non solo competenze organizzative ma anche la capacità di fare da raccordo tra la nazionale maggiore e tutto il sistema delle giovanili.
