L’eliminazione di Carlos Alcaraz agli Us Open ha acceso una polemica che va ben oltre il risultato del campo. A scatenarla è stato Paolo Bertolucci, ex tennista ed ex numero uno azzurro, che sui social ha usato parole durissime nei confronti dell’organizzazione dello Slam newyorkese, arrivando a parlare di un vero e proprio piano per affossare il tennis attraverso orari e calendari insostenibili per gli atleti.
Il match che ha fatto esplodere le critiche è quello tra lo spagnolo e l’americano Ben Shelton, terminato quando a New York erano ormai le 3.33 di notte, dopo quattro ore e trentuno minuti di battaglia sul cemento dell’Arthur Ashe. Si tratta della partita conclusa più tardi nella storia degli Us Open, decisa al quinto set da uno Shelton capace di reggere fisicamente e mentalmente fino all’ultimo scambio in condizioni al limite. Per Alcaraz, già provato da un torneo complicato, è arrivata un’eliminazione ai quarti di finale accompagnata anche da un episodio fisico non da poco, con lo spagnolo colto da un malore in campo nel corso dell’incontro.

Secondo Bertolucci, pretendere una prestazione di altissimo livello da un atleta professionista nel cuore della notte equivale, di fatto, a mettere a rischio la sua tenuta fisica e la qualità dello spettacolo stesso. Nel suo intervento sui social, l’ex tennista ha collegato l’episodio a un problema più ampio che sta caratterizzando l’intera stagione: la lunghissima lista di assenze pesanti che sta svuotando i tabelloni dei tornei principali. Da un anno intero senza Holger Rune e Jack Draper, ai mesi di stop che hanno colpito lo stesso Alcaraz, Lorenzo Musetti e Jannik Sinner, il campione italiano numero uno al mondo. Un quadro che, secondo Bertolucci, non può essere considerato casuale, ma la conseguenza diretta di un calendario troppo compresso e di un carico di partite insostenibile per il fisico dei tennisti.
Il commento si è chiuso con un tono sarcastico, invitando ironicamente gli organizzatori a proseguire su questa strada, un modo per puntare il dito in maniera esplicita contro la gestione degli orari e dell’order of play, ritenuta la vera responsabile dell’aumento degli infortuni nel circuito.
Non è un caso isolato: quella di martedì è stata una giornata da record sull’Arthur Ashe anche per altri motivi. Nel pomeriggio Aryna Sabalenka ha impiegato oltre due ore e venti per avere ragione di Linda Noskova, mentre Frances Tiafoe ha completato una rimonta al quinto set su Alex Michelsen dopo quattro ore e trentanove minuti di gioco. Poco prima della sfida serale tra Alcaraz e Shelton, anche Jessica Pegula aveva chiuso la sua rimonta su Emma Navarro in oltre due ore. Una sequenza di match maratona che, secondo diversi osservatori del circuito, conferma come il problema non riguardi la singola partita, ma un sistema di programmazione che sta progressivamente logorando il fisico dei giocatori top, con conseguenze sempre più evidenti sui grandi appuntamenti della stagione.
