C’è una foto che racconta meglio di ogni statistica la storia di Arthur Fery: un bambino biondo, seduto sugli spalti del Centre Court, che guarda con gli occhi sgranati Roger Federer sfidare Novak Djokovic nella finale del 2014. Dodici anni dopo, in quello stesso campo, quel bambino è diventato uomo e ha appena scritto una delle pagine più belle della sua vita, con lo svizzero seduto nel Royal Box a osservarlo.
Fery è nato il 12 luglio 2002 a Sèvres, cittadina a una ventina di chilometri da Parigi, da genitori francesi, ma la sua storia è tutta londinese: la famiglia si trasferisce presto nella capitale britannica e Arthur cresce nel sud-ovest della città, letteralmente a cinque minuti a piedi dall’All England Club. Studia al King’s College School di Wimbledon, lo stesso quartiere che oggi lo acclama come un figlio prediletto. “Sono cresciuto qui, andavo a scuola a cinque minuti da qui, ho sempre vissuto qui”, ha raccontato lui stesso, visibilmente commosso, dopo la vittoria contro Dimitrov. Un vero “Wimbledon boy”, come lo ha definito suo padre Loïc.
Il tennis, in casa Fery, non è una scoperta recente. La madre Olivia ha giocato professionalmente sul circuito WTA negli anni ’90, arrivando a disputare il Roland Garros e a toccare la 225ª posizione mondiale. Il padre Loïc, invece, è un imprenditore francese con una lunga passione per lo sport: è presidente del Lorient, club della Ligue 1 francese.
Arthur inizia a impugnare una racchetta a soli cinque anni, e il talento si vede presto: da junior colleziona cinque titoli in singolare e cinque in doppio nel circuito mondiale giovanile, toccando il 12° posto nel ranking under 18. Invece di lanciarsi subito nel professionismo, però, sceglie una strada insolita per un talento europeo: il college americano. Dal 2020 al 2024, infatti, veste i colori di Stanford University, dove studia Scienza, Tecnologia e Società e nella stagione 2021-2022 diventa il primo giocatore dell’ateneo a chiudere l’anno da numero 1 del ranking NCAA dai tempi della leggenda del doppio Bob Bryan.
Tornato in Europa per dedicarsi a tempo pieno al circuito maggiore, sotto la guida di Benoit Foucher e Jeroen Benard, Fery ha costruito pazientemente la sua scalata: prima wild card su wild card a Wimbledon, poi il primo titolo Challenger, l’ingresso in Coppa Davis con la Gran Bretagna e infine, in questa estate 2026, l’esplosione definitiva, che lo ha portato ad un passo dalle semifinali del torneo dei suoi sogni, con Flavio Cobolli come ostacolo.
