Il 26 settembre 1992 Jimmy Connors batteva Martina Navratilova a Las Vegas, al termine di una delle più celebri sfide uomo-donna nella storia del tennis. Connors si impose 7-5, 6-2 nel match ribattezzato “Battle of Champions”, disputato al Caesars Palace davanti a migliaia di spettatori. Le regole erano state modificate per rendere il confronto più equilibrato: Connors aveva a disposizione un solo servizio, mentre Navratilova poteva utilizzare una porzione più ampia del campo.
La ricorrenza di quella sfida offre però l’occasione per ricordare una storia molto più lunga. Perché la Battle of the Sexes non è iniziata con Billie Jean King e Bobby Riggs. Il match del 1973 è diventato il simbolo mondiale di questo tipo di confronto, ma le sfide tra grandi campioni e campionesse hanno una storia precedente di quasi un secolo. Già nel 1888 Lottie Dod, una delle prime grandi stelle del tennis femminile, affrontava uomini in incontri organizzati con regole di handicap.
Lottie Dod, la pioniera del 1888
Nel 1888 Dod affrontò a Exmouth Ernest Renshaw, campione di Wimbledon, partendo da 30-0 in ogni game. Renshaw vinse 2-6, 7-5, 7-5. Nello stesso periodo Dod sfidò anche Harry Grove, battendolo 1-6, 6-0, 6-4, e William Renshaw, superato 6-2, 6-4.
Non si trattava ancora della “Battle of the Sexes” nel senso moderno del termine, ma il principio era già quello: mettere di fronte un campione e una campionessa in una sfida costruita anche come spettacolo.
Da Suzanne Lenglen a Helen Wills
Il confronto tornò a fare parlare di sé nel 1921, quando Bill Tilden e Suzanne Lenglen disputarono a Saint-Cloud, in Francia, un match sulla distanza di un solo set. Tilden vinse 6-0.
Pochi anni dopo fu Helen Wills a diventare una protagonista assoluta di queste sfide. Nel 1928 la campionessa americana affrontò diversi uomini: Bill Johnston, Edward Chandler, Elmer Griffin e Phil Neer. Wills perse contro Johnston e Chandler, conquistando comunque un set contro entrambi, mentre riuscì a battere Griffin e Neer. Nel gennaio 1933 affrontò nuovamente Phil Neer a San Francisco e vinse 6-3, 6-4.
La serie proseguì negli anni Trenta. Nel 1936 Dorothy Round, campionessa di Wimbledon nel 1934, affrontò Bunny Austin, finalista ai Championships nel 1932. Il match, giocato con un sistema di handicap, terminò con un set pari: 7-5 per Round, 8-6 per Austin.
Nel 1939 fu invece Alice Marble, numero 1 mondiale e già vincitrice di numerosi titoli, a sfidare a Dublino l’irlandese Cyril Kemp. Marble vinse una partita combattuta 9-7, 8-6.
La grande esplosione del 1973
Bisogna però arrivare al 1973 per trovare la sfida destinata a trasformare il confronto uomo-donna in un fenomeno mondiale.
Il primo appuntamento fu quello tra Bobby Riggs e Margaret Court, il 13 maggio. Riggs vinse 6-2, 6-1 in una partita poi ricordata come Mother’s Day Massacre. Pochi mesi dopo arrivò il match che avrebbe cambiato per sempre la storia di queste esibizioni: Billie Jean King contro Bobby Riggs, il 20 settembre 1973 all’Astrodome di Houston. King vinse 6-4, 6-3, 6-3 davanti a un pubblico enorme e a una platea televisiva internazionale.
È questa la partita che ha dato alla formula il suo nome e la sua fama planetaria, tanto da diventare un film. Ma non è stata la prima.
Le sfide dopo Connors e Navratilova
Dopo il 1992, le sfide uomo-donna sono continuate in forme diverse. Nel 1998 Karsten Braasch affrontò entrambe le sorelle Williams all’Australian Open: batté Serena Williams 6-1 e Venus Williams 6-2.
Nel 2003 Yannick Noah superò Justine Henin in un’esibizione a Bruxelles, mentre nel 2013 Li Na batté Novak Djokovic 3-2 in un mini-set organizzato a Pechino.
La lista comprende poi Johanna Konta-Pat Cash nel 2017, Iga Swiatek-Hubert Hurkacz nel 2021 e Mirra Andreeva-Yanis Ghazouani Durand nel 2023. Sono tutti esempi della stessa formula: una sfida tra tennis maschile e femminile trasformata in evento spettacolare, spesso con regole modificate o formati particolari.
