Dopo l’ultimatum lanciato dalla UEFA, con le 55 federazioni europee compatte nel minacciare il boicottaggio di ogni competizione organizzata dalla FIFA, la Federazione internazionale ha scelto la strada della fermezza. Nessun passo indietro, nessuna apertura a un ripensamento: il progetto per portare capitali privati nella gestione commerciale del Mondiale va avanti, parola di Gianni Infantino.
La replica della FIFA, arrivata attraverso una nota ufficiale pubblicata sul proprio sito, ha un tono misurato ma fermissimo nella sostanza. La Federazione dichiara di aver preso atto delle preoccupazioni sollevate dalle varie confederazioni, definendo la propria consultazione “aperta e democratica” e sostenendo che il vero problema non sia il merito del progetto, ma la sua rappresentazione mediatica: secondo Zurigo, il percorso di confronto già pianificato con gli stakeholder sarebbe stato interrotto da indiscrezioni di stampa giudicate non corrette. Un modo, di fatto, per derubricare le proteste a un problema di comunicazione più che di contenuti, e per ribadire l’intenzione di proseguire comunque il cammino verso l’approvazione della Fifa Forward Enterprise, la società che dovrebbe gestire i diritti commerciali di Mondiale e Mondiale per club aprendo il capitale a investitori esterni.
È un atteggiamento che rivela con chiarezza la strategia di Infantino: rispondere al fuoco incrociato dell’Europa non con un negoziato, ma con la scelta di andare comunque al voto tra le federazioni, forte del fatto che la FIFA conta 211 membri affiliati a livello globale, mentre la UEFA ne rappresenta solo 55. Un rapporto di forze che, numeri alla mano, gioca nettamente a favore del presidente elvetico-italiano, anche qualora l’intero fronte europeo dovesse mantenere la linea dura fino in fondo.

Non è la prima volta che Infantino sceglie questa linea di condotta di fronte alle resistenze interne al mondo del calcio. Già in passato altri tentativi di attrarre investimenti esterni nelle competizioni FIFA erano naufragati sotto la pressione dell’opposizione europea, ma la scelta di oggi sembra indicare una determinazione diversa: la Federazione internazionale non intende ritirare la proposta, bensì proseguire la consultazione formale che porterà al voto, presentandola come un processo trasparente aperto a tutte le parti in causa, comprese le stesse federazioni che oggi minacciano lo strappo.
Resta da capire quale sarà la prima vera cartina di tornasole di questo braccio di ferro. Il Mondiale femminile Under 20, in programma a settembre, potrebbe diventare il primo torneo a risentire concretamente delle tensioni in corso, mentre per le competizioni maggiori — a partire dal Mondiale maschile — un confronto più strutturato tra le parti sembra destinato a slittare al prossimo anno. Nel frattempo, la posizione della FIFA resta invariata: avanti tutta, nonostante il malcontento di un’intera confederazione continentale, puntando sul sostegno della maggioranza globale piuttosto che su un compromesso con l’Europa del calcio.
