Era in Bosnia con gli azzurri quando la nazionale di Gattuso è stata eliminata dalle qualificazioni ai Mondiali di calcio ed è stato tra i primi a dimettersi. Oggi, Gianluigi Buffon non solo ha concluso la sua esperienza come capo delegazione della FIGC, ma anche declinato l’offerta di Paolo Maldini e Leonardo per un ruolo da dirigente delle nazionali per concentrarsi sullo studio e sulla famiglia. Nonostante il passo indietro, però, intervistato da Gazzetta dello Sport Buffon ha scelto di rompere il silenzio in un momento delicato per il calcio italiano, rilasciando delle dichiarazioni in cui ha analizzato senza filtri la situazione della Nazionale e le scelte federali, prima fra tutte quella di affidare la squadra a Roberto Mancini.
“E ora c’è da riavvolgere il nastro e sperare di ritrovare lo slancio che ci ha portati all’Europeo, non il clima della seconda eliminazione mondiale“, ha dichiarato l’ex portiere.
Sul ritorno di Roberto Mancini alla guida della Nazionale, Buffon ha espresso un giudizio tecnico equilibrato ma non privo di riserve. “Alla fine, Mancini è una scelta tecnicamente giusta perché ha dimostrato un gioco funzionale a un progetto. Se fossi Psg, Bayern, Real, Juve, una big, lo prenderei in considerazione“, ha ammesso. Tuttavia, l’ex numero uno ha voluto ricordare il peso dell’addio del commissario tecnico nell’estate del 2023, sottolineando il proprio attaccamento alla maglia azzurra con un paragone personale: “Sta parlando con uno che è sceso in Serie B con la Juve e s’è tagliato cinquecentomila euro di stipendio. Solo per il senso di appartenenza“.
Buffon ha poi rivelato di aver sostenuto la scelta di Gennaro Gattuso dopo l’uscita di Luciano Spalletti, smentendo le voci secondo cui si sarebbe opposto alla candidatura di Mancini già in quella fase. “In quel momento Gattuso era il meglio che ci fosse sul mercato per quel ruolo. Poco tempo e spareggi praticamente certi: c’era bisogno di motivare una squadra un po’ abbattuta e restituirgli entusiasmo e senso di orgoglio“, ha spiegato. L’ex capitano ha ricordato con stima il lavoro svolto con l’attuale tecnico: “Poche volte ho percepito tanta armonia, stima e comunione d’intenti tra squadra e allenatore“.
Grande considerazione anche per Claudio Ranieri, ora direttore tecnico della FIGC affiancato a Mancini. “Capisco che da fuori si possa avere qualche dubbio, è legittimo, però in questo momento è importante una figura così in un ruolo delicato. Ranieri dà mille garanzie personali e tecniche“, ha affermato Buffon, rispondendo indirettamente alle critiche di Dino Zoff sul ruolo del direttore tecnico.
Uno dei passaggi più duri dell’intervista ha riguardato il caso Andrea Pirlo, l’ex compagno di squadra che era stato accostato alla panchina azzurra prima di essere escluso a causa del rapporto commerciale con Fonbet. Buffon non ha usato mezzi termini: “Sono contento che Andrea si sia evitato un percorso così impervio, visto che le premesse non erano delle migliori. Il discorso sito russo è stato un tentativo politico, goffo e mal riuscito per farlo etichettare come impresentabile“.
Interrogato su chi avrebbe scelto come commissario tecnico, Buffon ha risposto senza esitazioni. “Se quindi fossi il direttore tecnico, proporrei come obiettivo principale qualificarsi al Mondiale tra quattro anni. Su questa base, avrei scelto Conte, poi Baldini e via via gli altri“, ha dichiarato, sottolineando l’importanza di definire prima un progetto chiaro e poi individuare la persona funzionale a realizzarlo. “Ma bisogna avere il coraggio delle scelte e la bravura a comunicarle a tutti, anche alla stampa. Troppo spesso sento dire quello è la persona giusta, senza una tangibile motivazione. Ok, ma sono scelte istintive, non studiate“.
L’ex capitano azzurro ha poi analizzato i problemi strutturali del calcio italiano, puntando il dito sulla mancata valorizzazione dei giovani talenti. “Una volta poteva essere comprensibile, oggi è inaccettabile. Perché eravamo il campionato di riferimento e c’erano i campioni. Oggi siamo forse il quinto in Europa, ma ci sono le solite pressioni, allenatori che si giocano il posto ogni domenica, tifosi che non perdonano: siamo un campionato di passaggio, i grandi club mandano qui i giocatori a crescere e, nonostante ciò, non c’è spazio per i nostri giovani“, ha denunciato Buffon.
