La maleducazione nel calcio non è certo una novità, ma continua a far parlare di sé. Massimiliano Allegri, il tecnico livornese dalla parola facile, è l’ultimo a finire sotto i riflettori con una multa di 10mila euro per le offese rivolte a Oriali. Sorprende il silenzio del giudice sportivo sugli insulti di Folorunsho del Cagliari contro il romanista Hermoso.
Il calcio sembra nutrirsi di ingiurie e minacce, dal settore VIP fino al campo di gioco, passando per gli spogliatoi. La storia del calcio è ricca di episodi di villania, dal famoso dito di Mourinho nell’occhio di Tito Vilanova agli insulti di Sarri verso Mancini. Non mancano le uscite di Ibrahimović, Conte, Gasperini, Juric e molti altri, che riempiono un vero e proprio almanacco di gaffe.
Si dice che le risse si risolvano in campo, ma questo è solo un comodo alibi per giustificare comportamenti inaccettabili, come se la violenza domestica potesse essere scusata perché avviene tra le mura di casa. La stretta di mano post-partita è spesso solo una farsa, un momento di tregua prima di tornare al caos.
Del resto, come scriveva George Orwell nel lontano 1945, “Lo sport serio non ha nulla a che fare col fair play. È colmo di odio, gelosie, millanterie, indifferenza per ogni regola e piacere sadico nel vedere la violenza: in altre parole, è la guerra senza le sparatorie”. Una riflessione che sembra più attuale che mai nel mondo del calcio di oggi.





