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    Chi è stato il primo atleta miliardario della storia? La risposta ha il nome di Michael Jordan

    Tiziana MorgantiBy Tiziana Morganti10 Agosto 2026 18:00Nessun commento3 Mins Read
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    Maglie del Chicago Bulls
    Maglie del Chicago Bulls - Unsplash
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    Nello sport moderno, dominato da diritti tv, sponsorizzazioni globali e mercati del merchandising sempre più floridi, il traguardo del miliardo di dollari accumulato in carriera è diventato, negli ultimi anni, meno raro di un tempo. Ma a spianare la strada, ad aprire per primo le porte di questo club esclusivissimo, è stato un solo uomo: Michael Jordan, leggenda assoluta del basket NBA, capace di trasformare la propria fama sportiva in un impero economico senza precedenti nella storia dello sport.

    Fu proprio Jordan, nel 2014, a diventare ufficialmente il primo atleta professionista miliardario della storia. Un traguardo raggiunto non tanto grazie ai guadagni ottenuti durante la sua straordinaria carriera in NBA, pur ricchissima, con 94 milioni di dollari incassati in 16 stagioni e il titolo di giocatore più pagato della lega nel 1997 e nel 1998, quanto piuttosto grazie a un fiuto imprenditoriale fuori dal comune una volta appesa la maglietta al chiodo.

    Il pilastro fondamentale di questo impero economico è rappresentato dal celebre accordo di sponsorizzazione firmato con Nike nel 1984, proprio al suo primo anno da professionista: nacque così il marchio Air Jordan, diventato negli anni un vero e proprio fenomeno globale, capace di generare miliardi di dollari di fatturato ben oltre la fine della carriera cestistica del suo fondatore. A questo si sono aggiunti investimenti in tecnologia, venture capital e la gestione di una scuderia nel campionato NASCAR, la 23XI Racing, fondata nel 2020 insieme al pilota Denny Hamlin.

    Ma il colpo decisivo, quello che ha davvero consacrato Jordan nell’olimpo dei miliardari dello sport, arrivò nel 2010, quando l’ex campione dei Chicago Bulls divenne il primo giocatore ad acquisire la proprietà di maggioranza di una franchigia NBA, i Charlotte Bobcats, poi ribattezzati Hornets. Un investimento inizialmente rischioso, che si è però rivelato straordinariamente redditizio: nel 2023 Jordan ha ceduto la propria quota di maggioranza per circa 3 miliardi di dollari, quasi 17 volte il valore della franchigia al momento dell’acquisizione, portando il proprio patrimonio complessivo a superare la soglia dei 3 miliardi di dollari e facendo il suo ingresso nella prestigiosa classifica Forbes 400 dei più ricchi d’America, mai raggiunta prima da uno sportivo.

    Nel corso degli anni, ad affiancare Jordan nell’esclusivo club dei miliardari dello sport si sono aggiunti altri due nomi: Tiger Woods, grazie soprattutto alle vincite nei tornei di golf e a sponsorizzazioni miliardarie, e LeBron James, il cui patrimonio si è costruito attraverso una combinazione di contratti NBA, produzioni cinematografiche e partecipazioni societarie. Più di recente, anche Cristiano Ronaldo è entrato in questo ristrettissimo club, diventando il primo calciatore della storia a raggiungere lo status di miliardario, complice anche il ricchissimo contratto firmato in Arabia Saudita.

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    Tiziana Morganti
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    Sono romana doc, di quelle vere, nata e cresciuta nel cuore della Capitale, a due passi dal Colosseo, con il Tevere praticamente come vicino di casa. Laureata in Storia Moderna e Contemporanea, ho sempre avuto un debole per i racconti che lasciano il segno, ma è stato lo sport a indicarmi la direzione giusta per iniziare a scrivere: tutto merito (o colpa) di una passione sfrenata per il tennis e di un certo Boris Becker, che da bambina mi ha fatto innamorare di rovesci e tuffi in aria come fosse normale amministrazione. Da lì il passo è stato breve: prima sugli spalti del Foro Italico, tifosa sfegatata e poi hostess degli Internazionali d'Italia, con il naso all'insù a guardare i campioni da vicinissimo; poi, complice l'evoluzione, mia e del tennis italiano, dritta a Radio Incontro e sulle pagine web a raccontarlo. Oggi la mia bussola si chiama Jannik Sinner, e se un tempo sognavo il rovescio a una mano di Becker, adesso mi godo ogni suo dritto lungolinea con la stessa emozione di una bambina sugli spalti.

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