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    Home»Calcio»“Chi non corre sta a casa!” Orsato sconvolge la Serie A: meno rigori, zero Var e il chip nel pallone
    Calcio

    “Chi non corre sta a casa!” Orsato sconvolge la Serie A: meno rigori, zero Var e il chip nel pallone

    Tiziana MorgantiBy Tiziana Morganti30 Settembre 2026 14:34Updated:30 Settembre 2026 14:35Nessun commento3 Mins Read
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    Un pallone da calcio ed il fischiettodi un arbitro sull'erba del campo da gioco
    Un pallone da calcio ed il fischiettodi un arbitro sull'erba del campo da gioco
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    Daniele Orsato ha scelto Lissone, all’Ibc, quartier generale della Var e media center della Lega, per presentare la sua idea di arbitraggio a giornalisti, opinionisti e commentatori. Accanto a lui il direttore tecnico dell’Aia Domenico Messina e il componente Can Gabriele Gava. Il messaggio è chiaro: la linea non cambierà da una settimana all’altra e sarà portata avanti fino a fine stagione. Orsato, inoltre, ha invitato tutti a fare squadra, ammettendo che gli errori ci sono e ci saranno ancora, ma con un obiettivo preciso: far tornare gli arbitri protagonisti delle decisioni in campo.

    I numeri del campionato certificano il cambio di rotta. I richiami al monitor sono quasi scomparsi, i rigori assegnati sono pochissimi e si fischiano meno falli. Il pallone resta in gioco più a lungo: il tempo effettivo cresce di quasi sei minuti rispetto alla scorsa stagione, grazie alle norme Ifab contro le perdite di tempo. Secondo i vertici del calcio italiano, presenti con Luigi De Siervo (Lega A) e Marco Brunelli (Figc), lo spettacolo ne ha guadagnato: finora nessuna partita è finita 0-0. La Var, è il concetto ribadito, non è morta e resta un pilastro del sistema, ma deve intervenire solo quando serve.

    Orsato vuole arbitri con personalità e coraggio, capaci di rapportarsi con allenatori e giocatori senza usare il cartellino come uno scudo. Punta a far crescere i giovani trasmettendo l’esperienza maturata in campo e non vuole più gli interventi chirurgici della Var visti in passato. Sul piano atletico è stato netto: chi non è allenato non regge il ritmo, e chi non corre resta a casa.

    arbitro che mostra cartellino giallo
    arbitro che mostra cartellino giallo – Pexels

    Sui falli di mano la regola sarà rigorosa: niente sanzione se le immagini non provano il tocco. Per questo in Serie A arriverà a breve il pallone con il chip, già visto al Mondiale. Vale poi la linea Ifab contro il soft penalty. Il designatore ha quindi promosso le scelte sui contatti piede su piede in Juve-Milan e Juve-Parma, ricordando che per punire un pestone serve un’entrata davvero carica. Ha difeso anche il mancato intervento su De Bruyne e Vasquez alla prima giornata: se ne può discutere, ma non era un errore chiaro ed evidente e la Var ha fatto bene a restare ferma. Conta soprattutto mantenere l’uniformità fino a maggio, come chiedono gli allenatori.

    Orsato, però,non ha nascosto le sviste. Tra le più evidenti la trattenuta di Kalulu su Rowe in Juve-Atalanta e il rigore per il fallo di Dragusin su Monterisi in Frosinone-Fiorentina. Bocciata anche la valutazione sulla trattenuta subita da Pellegrino in Fiorentina-Pisa di Coppa Italia e la lettura del braccio di Vlasic in Torino-Milan. Restano, infine, i rossi diretti non assegnati per Caqueret su Britschgi in Como-Parma e per Jimenez su Bracaglia in Fiorentina-Frosinone, dove la Var è rimasta in silenzio.

    La strada scelta, dunque, è coraggiosa e avvicina la Serie A al ritmo europeo. Perché la rivoluzione funzioni, però, chi lavora davanti ai monitor di Lissone dovrà ritrovare la voce e correggere gli errori più netti, senza esitazioni.

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    Tiziana Morganti
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    Sono romana doc, di quelle vere, nata e cresciuta nel cuore della Capitale, a due passi dal Colosseo, con il Tevere praticamente come vicino di casa. Laureata in Storia Moderna e Contemporanea, ho sempre avuto un debole per i racconti che lasciano il segno, ma è stato lo sport a indicarmi la direzione giusta per iniziare a scrivere: tutto merito (o colpa) di una passione sfrenata per il tennis e di un certo Boris Becker, che da bambina mi ha fatto innamorare di rovesci e tuffi in aria come fosse normale amministrazione. Da lì il passo è stato breve: prima sugli spalti del Foro Italico, tifosa sfegatata e poi hostess degli Internazionali d'Italia, con il naso all'insù a guardare i campioni da vicinissimo; poi, complice l'evoluzione, mia e del tennis italiano, dritta a Radio Incontro e sulle pagine web a raccontarlo. Oggi la mia bussola si chiama Jannik Sinner, e se un tempo sognavo il rovescio a una mano di Becker, adesso mi godo ogni suo dritto lungolinea con la stessa emozione di una bambina sugli spalti.

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