Daniele Orsato ha scelto Lissone, all’Ibc, quartier generale della Var e media center della Lega, per presentare la sua idea di arbitraggio a giornalisti, opinionisti e commentatori. Accanto a lui il direttore tecnico dell’Aia Domenico Messina e il componente Can Gabriele Gava. Il messaggio è chiaro: la linea non cambierà da una settimana all’altra e sarà portata avanti fino a fine stagione. Orsato, inoltre, ha invitato tutti a fare squadra, ammettendo che gli errori ci sono e ci saranno ancora, ma con un obiettivo preciso: far tornare gli arbitri protagonisti delle decisioni in campo.
I numeri del campionato certificano il cambio di rotta. I richiami al monitor sono quasi scomparsi, i rigori assegnati sono pochissimi e si fischiano meno falli. Il pallone resta in gioco più a lungo: il tempo effettivo cresce di quasi sei minuti rispetto alla scorsa stagione, grazie alle norme Ifab contro le perdite di tempo. Secondo i vertici del calcio italiano, presenti con Luigi De Siervo (Lega A) e Marco Brunelli (Figc), lo spettacolo ne ha guadagnato: finora nessuna partita è finita 0-0. La Var, è il concetto ribadito, non è morta e resta un pilastro del sistema, ma deve intervenire solo quando serve.
Orsato vuole arbitri con personalità e coraggio, capaci di rapportarsi con allenatori e giocatori senza usare il cartellino come uno scudo. Punta a far crescere i giovani trasmettendo l’esperienza maturata in campo e non vuole più gli interventi chirurgici della Var visti in passato. Sul piano atletico è stato netto: chi non è allenato non regge il ritmo, e chi non corre resta a casa.

Sui falli di mano la regola sarà rigorosa: niente sanzione se le immagini non provano il tocco. Per questo in Serie A arriverà a breve il pallone con il chip, già visto al Mondiale. Vale poi la linea Ifab contro il soft penalty. Il designatore ha quindi promosso le scelte sui contatti piede su piede in Juve-Milan e Juve-Parma, ricordando che per punire un pestone serve un’entrata davvero carica. Ha difeso anche il mancato intervento su De Bruyne e Vasquez alla prima giornata: se ne può discutere, ma non era un errore chiaro ed evidente e la Var ha fatto bene a restare ferma. Conta soprattutto mantenere l’uniformità fino a maggio, come chiedono gli allenatori.
Orsato, però,non ha nascosto le sviste. Tra le più evidenti la trattenuta di Kalulu su Rowe in Juve-Atalanta e il rigore per il fallo di Dragusin su Monterisi in Frosinone-Fiorentina. Bocciata anche la valutazione sulla trattenuta subita da Pellegrino in Fiorentina-Pisa di Coppa Italia e la lettura del braccio di Vlasic in Torino-Milan. Restano, infine, i rossi diretti non assegnati per Caqueret su Britschgi in Como-Parma e per Jimenez su Bracaglia in Fiorentina-Frosinone, dove la Var è rimasta in silenzio.
La strada scelta, dunque, è coraggiosa e avvicina la Serie A al ritmo europeo. Perché la rivoluzione funzioni, però, chi lavora davanti ai monitor di Lissone dovrà ritrovare la voce e correggere gli errori più netti, senza esitazioni.
