Sono state ore terribili, le ultime, per Aldo Montano, l’ex schermidore azzurro ricoverato d’urgenza al Santo Spirito di Roma in seguito a shock anafilattico. Allergico alla caseina, la proteina del latte, l’atleta si trovava a cena in un ristorante e, pur segnalando la sua condizione, è entrato in contatto con la sostanza, sentendosi subito male. Le condizioni sono stabili, ma la paura è stata tanta. In un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport ha detto di aver avuto il terrore di non poter riabbracciare i suoi figli.
“Fisicamente mi sono ripreso, per il resto insomma… Dopo la paura si torna alla vita, però me la sono vista brutta, ho vissuto attimi di terrore che purtroppo ho già conosciuto diverse volte in passato. Possibile che un piatto servito in un ristorante dove stai passando una bella serata con un amico si trasformi in un incubo? Ci sono mille modi per morire, questo nasce da una leggerezza, per questo mi sembra un modo particolarmente stronzo“.
A raccontare i momenti drammatici è stato direttamente il campione attraverso un lungo post su Instagram, nel quale ha ripercorso quanto accaduto e lanciato un appello accorato sulla gestione delle allergie alimentari nei ristoranti. “Ancora una corsa in ospedale. Ancora adrenalina, paura, farmaci. Ancora una volta con la vita appesa a un filo“, ha scritto Montano, spiegando la gravità della propria condizione.
L’ex atleta ha tenuto a precisare che non si tratta di un’intolleranza o di una scelta alimentare, ma di un’allergia potenzialmente mortale alla caseina, una proteina presente nel latte e nei derivati come formaggi e yogurt, utilizzata anche come additivo in numerosi prodotti industriali tra cui salse e creme.
Secondo quanto ricostruito dallo stesso Montano, prima di ordinare il suo piatto di fettuccine con sugo alla vaccinara, aveva comunicato chiaramente al personale del ristorante la propria allergia. Nonostante questo, qualcosa è andato storto, mostrando subito fatica nella respirazione:
“Io sono stato fortunato perché in 7-8 minuti, dopo la corsa in motorino con il mio amico alla guida, sono arrivato al pronto soccorso dell’ospedale Santo Spirito dove mi hanno trattato immediatamente senza accettazione. Quando sono entrato già cominciavo a respirare molto male”
Non è la prima volta che Montano affronta un’emergenza di questo tipo. Si tratta infatti del terzo shock anafilattico della sua vita: i precedenti episodi risalgono al 2010 e al 2015. Questa volta, però, l’ex schermidore ha deciso di rendere pubblica la vicenda per sensibilizzare l’opinione pubblica e gli operatori del settore alimentare.
“Nel 2026 è inaccettabile che ci siano ancora superficialità, impreparazione e una sottovalutazione così grave delle allergie alimentari“, ha scritto nel suo post, sottolineando come la questione non debba essere minimizzata. “Quando una persona informa il personale di avere un’allergia, non sta chiedendo un favore: sta consegnando la propria vita nelle mani di chi prepara e serve quel piatto“.
Lo shock anafilattico rappresenta uno stato di grave compromissione dell’organismo che si verifica nei casi più gravi di reazione allergica e richiede la somministrazione immediata di adrenalina. La tempestività nell’intervento può fare la differenza tra la vita e la morte. Nel caso di Montano, la corsa disperata verso il pronto soccorso del Santo Spirito si è rivelata determinante.
L’ex atleta ha voluto rimarcare la responsabilità di chi lavora nel settore della ristorazione: “Ogni volta che qualcuno minimizza, risponde con leggerezza o non segue i protocolli, sta mettendo a rischio una vita umana. Non esistono piccole distrazioni quando le conseguenze possono essere uno shock anafilattico“.
Il messaggio di Montano si conclude con un monito chiaro: “Questa volta sono riuscito ad arrivare in ospedale. La prossima volta potrebbe non andare così, per me o per qualcun altro. È ora che le allergie alimentari vengano trattate per quello che sono: un’emergenza potenziale, non un dettaglio da ignorare. Perché tra una cena e una tragedia, a volte, c’è solo un errore“.
Montano ha voluto ringraziare pubblicamente il personale sanitario che lo ha assistito: “Un ringraziamento enorme a tutto lo staff ospedaliero dott.ssa Roberta dott.ssa Annalisa e Tiziano del pronto soccorso dell’ospedale Santo Spirito e al mio driver coraggioso Gian Marco D’Esubio“, persone che l’ex campione ha definito i suoi “angeli” salvavita.
