Il 3 ottobre 1888 segna una data storica per il rugby mondiale. A Richmond, sobborgo di Londra, una squadra neozelandese scese in campo contro il Surrey per quella che sarebbe stata la prima partita ufficiale di una tournée destinata a cambiare per sempre lo sport della palla ovale. Non si trattava di una squadra qualunque: i New Zealand Native Football Representatives furono il primo team neozelandese a esibirsi in una haka prima del fischio d’inizio e il primo a indossare una divisa completamente nera, anticipando di 17 anni la nascita leggendaria degli All Blacks.
La squadra era arrivata in Inghilterra il 27 settembre 1888, dopo aver disputato nove partite in Nuova Zelanda e due a Melbourne. L’idea di assemblare una squadra di giocatori maori per una tournée in Gran Bretagna era stata concepita da Joseph Warbrick, rugbista che aveva già partecipato alla prima tournée della nazionale neozelandese nel 1884.
Warbrick aveva avuto difficoltà ad assemblare il gruppo a causa della disponibilità dei giocatori, e alcuni talenti come Jack Taiaroa non poterono partecipare per impegni universitari. Quando i criteri di selezione furono allentati per permettere l’inclusione di giocatori solo parzialmente maori, alcuni giocatori maori che inizialmente avevano accettato si ritirarono. Alla fine, la squadra comprendeva venti giocatori maori o part-maori e cinque pakeha, termine che indica i neozelandesi bianchi. Per questa ragione, il nome fu cambiato da New Zealand Maori a New Zealand Natives, per sostenere l’idea che tutti i membri fossero neozelandesi nativi, sebbene due di loro fossero in realtà nati all’estero.
Il giorno della partita contro il Surrey, la squadra fu accolta da F.W. Burnard della Rugby Football Union e da un rappresentante del Surrey, e condotta al Greyhound Hotel di Richmond per prepararsi all’incontro. In totale erano stati organizzati cinquantadue match in Inghilterra, Irlanda e Galles.
Quando i giocatori entrarono in campo, crearono un precedente storico: furono la prima squadra neozelandese a eseguire una haka e la prima a giocare in divisa nera. L’Illustrated London News li descrisse così: “Sono vestiti con pantaloncini e maglie nere, che nel caso dei maori, con il tono scuro della loro pelle e delle mani, conferisce loro un aspetto piuttosto cupo“. La maglia portava un distintivo che incorporava i pali della porta, una palla, una foglia di felce e il motto “Play up New Zealand“.
Davanti a una folla stimata variamente tra 5.000 e 50.000 spettatori, la squadra neozelandese completò una vittoria efficiente, anche se non spettacolare. Goldsmith segnò la prima meta in territorio britannico, che si rivelò essere la sua unica dell’intera tournée, Ellison ne aggiunse una seconda e McCausland trasformò. Il risultato finale fu 4-1 per i Natives, secondo il sistema di punteggio dell’epoca.
Dopo la Gran Bretagna, la squadra viaggiò in Australia, dove girò Victoria, New South Wales e Queensland, prima di tornare in Nuova Zelanda. Al loro ritorno in patria, i Natives mostrarono un livello di gioco collettivo mai visto prima nel paese. Rimasero imbattuti per 31 partite prima di perdere l’ultimo incontro il 24 agosto 1889, 7-2 contro Auckland. Il record finale nelle partite di rugby fu di 78 vittorie, 6 pareggi e 23 sconfitte.
L’eredità della tournée dei Natives fu significativa e duratura: introdussero innovazioni tattiche nel rugby neozelandese al loro ritorno, e la loro tournée contribuì alla formazione della New Zealand Rugby Football Union nel 1892. Per il loro impatto significativo sullo sviluppo del rugby neozelandese e mondiale, i Natives furono inseriti nella World Rugby Hall of Fame nel 2008, un riconoscimento che arrivò più di un secolo dopo quella storica giornata del 3 ottobre 1888 a Richmond.
