Novak Djokovic lancia una proposta destinata a far discutere il mondo del tennis. Il campione serbo, vincitore di 24 titoli del Grande Slam, ha avanzato l’idea di modificare radicalmente il formato delle partite durante il Fanatics Fest di New York.
L’idea del 39enne belgradese prevede di mantenere le partite al meglio dei cinque set, ma riducendo drasticamente la durata di ogni parziale a soli quattro game invece dei tradizionali sei. Non solo: Djokovic propone anche di eliminare i vantaggi all’interno dei game sul punteggio di 40-40, adottando quindi il punto decisivo diretto.
“Bisognerebbe cambiare il formato del punteggio: giocare fino ai 4 game per ogni parziale, possibilmente senza vantaggi all’interno del game, al meglio dei cinque set“, ha dichiarato Nole durante un’intervista con lo youtuber Nick Knows Ball. “Potremmo mantenere così le partite dentro l’arco delle due ore: è meglio per tutti“.
Il serbo, abituato a durate lunghissime dei suoi match, come il quarto di finale dell’ultimo Wimbledon, contro Felix Auger-Aliassime, ha giustificato la sua proposta parlando di sostenibilità e alleggerimento del carico per giocatori e pubblico. L’obiettivo dichiarato sarebbe quello di contenere la durata media di un match entro le due ore, aumentando al contempo i momenti decisivi e ricchi di adrenalina per rendere lo spettacolo più appetibile, soprattutto per le nuove generazioni di appassionati.
Il formato proposto da Djokovic non è una novità assoluta nel mondo del tennis. Si tratta infatti del sistema già utilizzato nelle Next Gen ATP Finals, il torneo di fine stagione riservato ai migliori tennisti under 21, che lo scorso anno ha incoronato Learner Tien e che in passato ha visto trionfare anche Jannik Sinner e Carlos Alcaraz quando erano giovanissimi.
L’applicazione di questo formato ai tornei del circuito maggiore ATP rappresenterebbe però una vera e propria rivoluzione, un cambiamento talmente radicale da stravolgere l’essenza stessa del tennis professionistico.
Resta da capire se la proposta del campione serbo sia motivata da una visione strategica per il futuro del tennis o se, più semplicemente, rifletta il desiderio di un atleta che a 39 anni preferisce che le partite si decidano su un numero ridotto di punti. L’impressione di molti osservatori è che i primi a essere refrattari a cambiamenti così radicali sarebbero proprio i top player, diventati campioni proprio grazie alle regole attuali.
