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    Home»Calcio»È morto Pippo Marchioro, il padre della Reggiana più bella di sempre
    Calcio

    È morto Pippo Marchioro, il padre della Reggiana più bella di sempre

    Francesca FiorentinoBy Francesca Fiorentino6 Agosto 2026 14:21Nessun commento3 Mins Read
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    Pippo Marchioro, Pubblico dominio, Wikimedia Commons
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    Il mondo del calcio italiano piange Giuseppe Marchioro, conosciuto da tutti come Pippo, scomparso a 90 anni nella sua casa di Cesena dove viveva insieme alla figlia Letizia. Nato a Milano il 13 marzo 1936, Marchioro è cresciuto calcisticamente nelle giovanili del Milan senza mai esordire in prima squadra. La sua carriera da calciatore non è stata particolarmente luminosa: il momento più alto resta il gol segnato nella finale di Coppa Italia di Serie B con la maglia del Catanzaro nella stagione 1965-66. Ben diversa, invece, la carriera da allenatore che lo ha reso una leggenda per i tifosi di Cesena e Reggiana.

    Il nome di Giuseppe Marchioro è legato indissolubilmente al Cesena più forte di tutti i tempi, quello che nella stagione 1975-76 arrivò sesto in Serie A e si qualificò in Coppa Uefa. Un traguardo storico che gli spalancò le porte della panchina del Milan, anche se l’avventura rossonera si concluse con un esonero al termine del girone d’andata. Marchioro tornò successivamente sulla panchina del Cesena nelle stagioni 1977-78, 1983-84 e 1996-97, ma senza replicare i successi della prima esperienza.

    Frustalupi Cera Marchioro AC Cesena 1975-76
    Pippo Marchioro con Frustalupi (a sinistra) e Cera (al centro) al Cesena – Pubblico dominio, Wikimedia Commons

    Dopo l’esperienza milanese, Marchioro ripartì dal campionato cadetto con il Como, dove restò fino alla stagione 1981-82 quando arrivò un altro esonero. Un breve passaggio all’Avellino in Serie A, durato solo cinque giornate, lo portò a ripartire dalla Serie C con il Barletta, dove al primo tentativo centrò la promozione in Serie B.

    Ma è con la Reggiana che Marchioro ha scritto le pagine più belle della sua carriera. Arrivato nel 1988, quando la squadra militava in Serie C, il mister milanese instaurò subito un feeling con la società e i sostenitori granata.

    Al primo colpo arrivò la promozione in Serie B grazie alle reti di D’Adderio e Rabitti nel match vinto contro il Prato nell’ultima giornata della stagione 1988-89. Dopo qualche stagione di assestamento nel campionato cadetto, il 16 maggio 1993 arrivò il momento più atteso: grazie alla rete di Paolo Sacchetti nel match del Manuzzi di Cesena terminato 1-1, la Reggiana conquistò la storica promozione in Serie A con ben quattro giornate d’anticipo, dopo averla rincorsa per 74 anni.

    La stagione 1992-93 portò la Reggiana dalla Serie C alla Serie A. Ma la parabola sportiva raggiunse l’apice il primo maggio 1994: davanti a diecimila tifosi granata, sistemati nella curva nord dello stadio Giuseppe Meazza, la Reggiana di Pippo Marchioro batté il Milan a San Siro con un gol di Massimiliano Esposito e ottenne la salvezza, l’unica conquistata finora nella massima serie.

    Fu il trionfo per Marchioro, autore del periodo più glorioso della storia granata. La stagione 1994-95, sempre in Serie A, fu quella dell’esonero dopo otto partite e un solo punto conquistato: un finale che non ha potuto cancellare quanto costruito negli anni precedenti.

    Nel 2013 fu protagonista di un brutto caso di cronaca. Dei ladri entrarono nella sua casa di Camaiore, svaligiandola quasi del tutto. Avrebbe poi raccontato alla Gazzetta dello Sport: “Ero con mia moglie, ci hanno legati e imbavagliati. Volevano la cassaforte, i soldi, gli ori. Non c’era niente. Mi hanno portato via tutte le medaglie del calcio, i ricordi. Anche i bicchieri di argento, regali di Albertosi, Rivera e degli altri giocatori. Purtroppo è successo anche questo, ma io, alla mia età, ho la fortuna di avere poca memoria. E li ho dimenticati“.

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    Francesca Fiorentino
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    Sono giornalista professionista, podcaster e voice talent. Mi sono laureata nel 2000 in Storia e Critica del Cinema con una tesi dedicata a Full Metal Jacket di Stanley Kubrick. Da sempre appassionata di calcio (nonché tifosa), ho lavorato per dieci anni in radio occupandomi principalmente di sport, spettacolo e cultura, prima di approdare al web nel 2010. Dal 2018 produco e realizzo podcast di approfondimento dedicati a cinema, serie TV, cultura e lifestyle e mi occupo anche di formazione, insegnando podcasting.

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