C’era una volta, tanto tempo fa, un giocatore sublime, Lionel Messi, che teneva tra le braccia un bambino di pochi mesi durante un servizio fotografico per beneficenza. Domenica 19 luglio 2026, quel bambino proverà a batterlo nella finale del Mondiale 2026. Il protagonista di quella storia è Lamine Yamal, il talento che ha trascinato la Spagna fino all’ultimo atto del torneo e che ora si ritrova davanti proprio il suo idolo d’infanzia, che quasi da solo ieri sera ha trascinato la sua Argentina contro l’Inghilterra nella seconda semifinale, in un incrocio che sembra scritto da uno sceneggiatore ma che è nato per puro caso.
Non è una fotografia “profetica”, né il segno di un destino già deciso. È piuttosto uno di quei rari momenti in cui il tempo trasforma uno scatto apparentemente qualunque in un simbolo. All’epoca nessuno poteva immaginare che il giovane calciatore del Barcellona sarebbe diventato uno dei più grandi di sempre e che quel neonato avrebbe raccolto, anni dopo, la sua eredità sportiva.
La fotografia risale al dicembre del 2007. Il quotidiano catalano Sport, insieme alla Fondazione FC Barcellona e all’UNICEF, organizzò un calendario benefico destinato a raccogliere fondi per iniziative sociali. I giocatori blaugrana posarono con alcune famiglie selezionate attraverso un sorteggio promosso dall’UNICEF nei quartieri della zona di Barcellona. Tra i vincitori ci fu anche la famiglia di Lamine Yamal, che viveva a Rocafonda, quartiere di Mataró. Fu una semplice coincidenza ad assegnare proprio Messi a quel bambino di appena cinque mesi.
Nelle immagini si vede il ventenne argentino mentre aiuta il piccolo Lamine durante un bagnetto in una vaschetta di plastica. Accanto a loro c’è la madre del bambino. Una scena tenera, nata senza alcuna pretesa di entrare nella storia del calcio e rimasta praticamente dimenticata per oltre quindici anni.
Il fotografo Joan Monfort ha raccontato più volte che realizzare quel servizio non fu semplice. Messi, allora agli inizi della sua carriera, era molto riservato e non sapeva bene come comportarsi con un neonato. Per rendere l’atmosfera più naturale fu introdotta anche una paperella di gomma, così da far sorridere il piccolo Lamine e mettere a suo agio il futuro campione argentino. Anni dopo Monfort avrebbe ricordato quanto fosse impensabile immaginare ciò che sarebbe accaduto: due protagonisti assoluti del calcio mondiale riuniti nello stesso scatto, quando uno dei due non aveva ancora imparato a camminare.
La fotografia è tornata alla ribalta nell’estate del 2024, quando Mounir Nasraoui, padre di Lamine Yamal, la pubblicò sui social accompagnandola con la frase: “L’inizio di due leggende“. Da quel momento milioni di persone scoprirono l’esistenza di quelle immagini, fino ad allora conosciute quasi esclusivamente dagli addetti ai lavori. Lo scatto contribuì anche a fugare i dubbi di chi lo riteneva un fotomontaggio o un’immagine creata artificialmente: la sua autenticità è stata confermata dai protagonisti e dal fotografo che la realizzò.
Oggi quella fotografia assume un significato ancora più profondo. È il cerchio della vita (sportiva): il campione che, senza saperlo, tiene in braccio il bambino destinato a sfidarlo nella partita più importante del calcio mondiale. E proprio questa straordinaria coincidenza rende quella fotografia molto più di un ricordo. La trasforma in una delle immagini più simboliche degli ultimi decenni di storia del calcio.
