Un velo di commozione avvolge oggi il mondo del calcio italiano: all’età di 93 anni si è spenta la signora Ilva, madre di Luciano Spalletti. La donna viveva a Spicchio-Sovigliana, frazione nei pressi di Empoli, luogo in cui era conosciuta e stimata da tutti per la sua straordinaria semplicità, la compostezza e quei valori della terra toscana che ha saputo trasmettere con orgoglio alla sua famiglia.
Il legame tra il tecnico e sua madre è sempre stato viscerale, una bussola che ha accompagnato l’allenatore lungo tutta la sua carriera professionale. Nei momenti di gioia travolgente e delle panchine più prestigiose d’Italia, così come nelle giornate più complesse, l’ancora di salvezza di Spalletti è sempre stata rappresentata dalla casa materna e dalle proprie radici contadine.
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Mamma Ilva, però, è entrata nel cuore degli appassionati di sport anche grazie ad alcuni aneddoti indimenticabili che il figlio ha raccontato pubblicamente. Impossibile non ricordare la storia della celebre bandiera gigante: era il 1970, durante i Mondiali in Messico della sfida Italia-Germania 4-3, quando un Luciano bambino di appena undici anni chiede alla madre di cucirgli a mano un enorme tricolore per poter festeggiare in strada. Un gesto d’amore e pazienza artigianale che sintetizza alla perfezione il ruolo di una madre pronta a supportare, ago e filo alla mano, i sogni di un figlio.
Un altro episodio emblematico della tempra e dell’eleganza di mamma Ilva risale all’estate del 2022. Dopo una tesa partita di campionato, il tecnico esplode in diretta televisiva per difendere la madre dagli ingiusti insulti ricevuti dagli spalti. Intervistata dai quotidiani per un commento sull’accaduto, la signora Ilva risponde con disarmante flemma e saggezza popolare: “Certe cose non si devono fare, in nessuno stadio. Il calcio deve essere un divertimento, altrimenti diventa una citrullata”. Una battuta folgorante che è riuscita a spazzare via la tossicità e le polemiche con la grazia del buonsenso.
