Che la trattativa tra Pep Guardiola e l’Italia non sia facile è cosa nota: troppi fattori sono decisivi, primo fra tutti quello dell’ingaggio del tecnico catalano che, secondo alcune fonti giornalistiche, avrebbe chiesto 20 milioni di euro l’anno. Una cifra altissima che, al netto delle buone intenzioni mostrare dal neo presidente federale Giovanni Malagò, sono davvero proibitive. Eppure, si tratta ancora o quanto meno ci si prova.
La Federazione avrebbe messo sul piatto 10 milioni di euro a stagione. Ma non solo: la proposta federale non si limiterebbe al solo aspetto economico. Maldini e Leonardo avrebbero presentato a Guardiola un progetto a 360 gradi che lo vedrebbe al centro di una rifondazione del calcio italiano, con la possibilità di influenzare la filosofia calcistica a partire dai settori giovanili.
Tuttavia, le preoccupazioni di Guardiola riguardano principalmente l’impegno richiesto dal ruolo. Nonostante le rassicurazioni ricevute sulla possibilità di strutturare uno staff di collaboratori che gli permetterebbe di trascorrere più tempo possibile a Barcellona con la famiglia, fattore su cui è tornato nei giorni scorsi in un’intervista rilasciata alla piattaforma di criptovalute Okx, il tecnico spagnolo è consapevole che un compito del genere non può essere gestito con faciloneria. E c’è un altro elemento da non sottavalutare: la Nations League riparte già a settembre e la sua è una presenza immediata.

Nel frattempo, gli scenari alternativi tornano prepotentemente in gioco. La freddezza con cui era stato accolto il nome di Andrea Pirlo, considerato da Maldini il profilo più indicato per iniziare un progetto di ristrutturazione federale di lunga durata, potrebbe lasciare spazio ad altre soluzioni. E tra i club di Serie A il nome più amato è quello di Antonio Conte, considerato da più parti come la scelta che dà più garanzie.
Come ha precisato Malagò: “Nel modo più assoluto il campo non è ristretto a Guardiola, Mancini e Pirlo. Si ragiona su un certo profilo e sicuramente questi nomi rientrano in quella categoria“. Se arrivasse il no definitivo del tecnico spagnolo, quella che oggi sembra una classifica con Pirlo davanti a Mancini e Conte potrebbe azzerarsi completamente, riaprendo una corsa in cui chiunque può ancora trovare spazio.
