Pep Guardiola ha parlato per la prima volta dopo che il Manchester City è stato giudicato colpevole nel procedimento sulle regole finanziarie della Premier League. Il tecnico catalano, che ha lasciato la panchina dei Citizens, ha diffuso un messaggio attraverso i propri canali social, indirizzato a tifosi, dirigenti e a tutto il mondo City.
Il verdetto è arrivato martedì. La Premier League ha confermato che una commissione indipendente ha riconosciuto il club colpevole di tutte le accuse legate alle gravi violazioni delle norme finanziarie in un arco di nove stagioni, dal 2009/10 al 2018/19. A queste si aggiunge la maggior parte delle contestazioni sulla mancata collaborazione con l’indagine del massimo campionato inglese. Il procedimento era partito con 115 capi d’accusa ed è durato anni, tra udienze e continue attese di una decisione.
Il giorno dopo, mercoledì, è arrivata la risposta di Guardiola. Il messaggio è breve e diretto, senza polemiche sul contenuto del verdetto ma con una dichiarazione di appartenenza totale. L’allenatore ha scritto di voler far sapere a ogni tifoso del City nel mondo che è presente, oggi più che mai. Ha poi ribadito di essere sempre stato e di restare per sempre dalla parte del suo club, del proprietario, del presidente Khaldoon Al Mubarak, di Ferran Soriano, dei giocatori, dello staff, di Maresca e dei tifosi. La chiusura è una promessa: da questa situazione si uscirà insieme.
Le parole hanno un peso particolare per chi ricorda la posizione tenuta da Guardiola negli anni scorsi. Quando i procedimenti erano ancora in corso, il tecnico aveva sostenuto la totale innocenza del club, ricordando che in altre occasioni le accuse si erano rivelate infondate. In una conferenza stampa aveva anche ironizzato sull’ipotesi di una retrocessione, dicendosi pronto a ripartire dalle categorie inferiori e a richiamare vecchie glorie come Paul Dickov e Mike Summerbee. Toni molto diversi da quello scelto ora, più sobrio e più umano.
Va precisato che, secondo le ricostruzioni riportate dai media britannici, non c’è alcun elemento che indichi che Guardiola fosse a conoscenza di irregolarità durante gli anni alla guida della squadra. Il suo messaggio non entra nel merito delle violazioni contestate e resta un attestato di vicinanza a un ambiente che ha guidato per quasi un decennio, conquistando titoli e ridisegnando il modo di giocare a calcio in Inghilterra.
Il tempismo del post ha alimentato il dibattito tra i tifosi. C’è chi ha apprezzato la scelta di non lasciare solo il club nel momento più delicato, e chi si aspettava una posizione più netta sulla vicenda. Il messaggio è comunque un segnale di continuità in un momento di forte incertezza, con il City chiamato a fare i conti con le conseguenze di una decisione destinata a segnare la storia recente della Premier League.
Ora l’attenzione si sposta su ciò che verrà: le mosse del club, le eventuali reazioni degli avversari e la ricaduta sportiva, economica e d’immagine di un verdetto che divide da tempo il calcio inglese. Guardiola, intanto, ha scelto da che parte stare.
