La Ferrari arriva al Gran Premio d’Ungheria con l’obiettivo di interrompere un’attesa che dura ormai dal 2017. Sul circuito dell’Hungaroring la Scuderia ha costruito alcune delle pagine più importanti della propria storia, ma negli ultimi anni i successi hanno lasciato spazio a piazzamenti e rimpianti. Nel 2026 il tracciato magiaro celebra il quarantesimo anniversario dalla sua introduzione nel calendario iridato e rappresenta un banco di prova significativo per la squadra di Maranello.
L’Ungheria è una delle tappe più longeve del Mondiale di Formula 1. Dal debutto nel 1986, l’Hungaroring ha ospitato ogni stagione il Gran Premio senza interruzioni, diventando uno degli appuntamenti più riconoscibili del campionato. Per la Ferrari questo circuito evoca ricordi molto diversi tra loro: da una parte i trionfi dell’epoca dominata da Michael Schumacher, dall’altra una lunga assenza dal gradino più alto del podio.
Complessivamente la Scuderia ha conquistato sette vittorie sul tracciato ungherese con cinque piloti differenti. Un dato che racconta una tradizione importante, anche se la distribuzione dei successi evidenzia come il rendimento sia cambiato nel tempo. Cinque affermazioni sono arrivate nelle prime diciannove edizioni disputate, mentre nelle successive ventuno soltanto due volte la Ferrari è riuscita a imporsi.
Il nome che domina l’albo d’oro in rosso è quello di Michael Schumacher. Il sette volte campione del mondo ha vinto in Ungheria nel 1998, 2001 e 2004, firmando anche sei pole position e tre giri veloci. Sebastian Vettel ha invece regalato alla Ferrari le ultime due vittorie, nel 2015 e nel 2017, anno dell’ultima affermazione della Scuderia su questo circuito grazie anche alla doppietta completata da Kimi Räikkönen. Le altre due vittorie portano le firme di Nigel Mansell nel 1989 e Rubens Barrichello nel 2002.
Oltre ai sette successi, la Ferrari può contare su un bilancio di ventisei podi all’Hungaroring, segnale di una competitività storicamente elevata. Tra i protagonisti spicca anche Kimi Räikkönen, autore di tre giri veloci tra il 2007 e il 2016, mentre Felipe Massa ne ha aggiunti altri due nelle stagioni 2006 e 2011.
Guardando all’attualità, Charles Leclerc ha spesso mostrato un buon passo sul circuito ungherese senza riuscire a trasformarlo in una vittoria. In otto partecipazioni ha ottenuto come miglior risultato il quarto posto, raggiunto nel 2019 e poi ancora nel 2024 e nel 2025. Proprio lo scorso anno era partito dalla pole position, senza però riuscire a concretizzare il potenziale espresso in qualifica.
L’attenzione è rivolta anche a Lewis Hamilton, che nel 2026 affronta per la prima volta il weekend ungherese da pilota Ferrari. Nessuno conosce l’Hungaroring meglio del britannico: nel corso della carriera ha conquistato otto vittorie e altrettante pole position su questo tracciato, oltre a due giri veloci. Numeri che lo rendono il pilota più vincente nella storia del Gran Premio d’Ungheria. L’ultima presenza prima dell’approdo a Maranello, però, era stata decisamente meno brillante, con un dodicesimo posto ottenuto nel 2025.
Per la Ferrari il weekend ungherese rappresenta quindi molto più di una semplice tappa del calendario. Da una parte c’è il peso di una tradizione costruita con alcuni dei più grandi campioni della Formula 1, dall’altra la necessità di interrompere un digiuno che si avvicina ai dieci anni. L’esperienza di Hamilton e la voglia di riscatto della squadra alimentano la speranza di ritrovare competitività proprio su una pista che, in passato, è stata spesso sinonimo di vittorie.
