C’è una vicenda personale di Franco Baresi che racconta, forse, ancora meglio chi fosse davvero l’uomo dietro la leggenda: quella con il fratello maggiore Beppe, bandiera dell’Inter, avversario per una vita intera nei derby di Milano ma legato a lui da un rapporto che nessuna rivalità sportiva è mai riuscita a scalfire.
Franco e Beppe nascono a Travagliato, in provincia di Brescia, a due anni di distanza l’uno dall’altro. Crescono insieme a una sorella e a un fratello maggiore che il calcio non lo sfiorerà mai, in una famiglia che conosce presto il dolore: la madre muore nel 1971 per una malattia, il padre qualche anno più tardi, lasciando i due ragazzi orfani rispettivamente a 16 e 14 anni. È l’oratorio del paese, e l’unica squadra in cui i due fratelli giocheranno realmente insieme prima di diventare simboli di due sponde opposte, a forgiarne il carattere.
Ed è proprio un allenatore di quella squadra giovanile a portare entrambi a un provino con l’Inter, mantenendo una promessa fatta alla madre. Il destino, però, gioca uno scherzo curioso: Beppe, cresciuto tifando Milan, viene selezionato dai nerazzurri; Franco, che invece da bambino simpatizzava per l’Inter, dovrà aspettare prima di trovare posto nel vivaio rossonero. Da lì in poi, le loro strade si separano per intraprendere due percorsi paralleli fatti della stessa fedeltà assoluta a colori opposti.
Beppe debutta nel derby da titolare nel novembre 1973, mentre la prima stracittadina giocata da avversari arriva solo cinque anni dopo, nel novembre 1978. Sarà una carriera lunga e solida quella di Beppe con la maglia dell’Inter: quasi seicento presenze, due scudetti, due Coppe Italia e una Coppa Uefa, in un ruolo che seppe reinventare tra terzino, centrale e mediano. Meno fortunato il cammino in Nazionale, dove restò fuori dal Mondiale del 1982 vinto dall’Italia, salvo tornare in azzurro nel 1986 in Messico.
Franco, dal canto suo, con il Milan conquistò praticamente tutto: sei scudetti, tre Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali, due Supercoppe europee. Diventa campione del mondo in Spagna nel 1982 pur senza scendere in campo, terzo a Italia ’90 e protagonista assoluto a USA ’94, quando stupì tutti tornando in campo in tempi record dopo un intervento al menisco per giocare la finale contro il Brasile, salvo poi piangere per l’errore decisivo ai rigori.
Le due strade, divise per tutta la carriera, si sono ricongiunte una sola volta sul rettangolo verde: nel 1997, alla partita d’addio al calcio di Franco, quando Beppe, ritiratosi già da tre ann, tornò in campo per un ultimo, commovente abbraccio tra fratelli, prima da avversari e per sempre uniti nella vita.
La loro, dunque,è una storia di umiltà, sacrificio e appartenenza che oggi, nel giorno del lutto rossonero, torna a raccontare non solo il campione, ma l’uomo che Franco Baresi è stato: taciturno, semplice, capace di meritarsi l’eternità restando fedele a se stesso fino in fondo.
