Close Menu
    Facebook X (Twitter) Instagram
    Sportoggi.com
    Facebook Instagram YouTube
    • Tennis
    • Calcio
    • Formula 1
    • MotoGP
    • Ciclismo
    • Basket
    • Atletica
    • Storie
    • Sport in tv oggi
    • Livescore
    • Altri sport
      • Canottaggio
      • Pesistica
      • Pugilato
      • Combattimento
      • Baseball
      • Ginnastica
      • Golf
      • Ippica
      • Nuoto
      • Pallavolo
      • Rugby
      • Sport invernali
    Sportoggi.com
    Home»Storie»Il garage segreto di Roberto Mancini da un’A112 usata a un gioiello di 580 cavalli
    Storie

    Il garage segreto di Roberto Mancini da un’A112 usata a un gioiello di 580 cavalli

    Tiziana MorgantiBy Tiziana Morganti3 Agosto 2026 16:00Updated:3 Agosto 2026 16:12Nessun commento3 Mins Read
    Facebook Twitter Pinterest LinkedIn Tumblr Email
    La A 112, la prima auto di Roberto Mancini
    La A 112, la prima auto di Roberto Mancini
    Share
    Facebook Twitter LinkedIn Pinterest Email

    Il ritorno di Roberto Mancini sotto i riflettoricome commissario tecnico della Nazionale, ha riacceso la curiosità dei tifosi anche su un aspetto meno noto della sua vita: la sfrenata passione per i motori. Dietro il tecnico jesino, infatti, si nasconde un collezionista di gusto, capace di passare da un’utilitaria popolare a vere e proprie belve da centinaia di cavalli.

    Tutto comincia dal basso, come racconta lo stesso Mancini. Ai suoi esordi da calciatore, con lo stipendio ancora modesto, il futuro Ct guidava un’Autobianchi A112 usata, acquistata durante il suo primo anno alla Sampdoria da Salvatore Vullo, compagno di squadra blucerchiato. La vettura, targata Agrigento paese d’origine di Vullo prima del trasferimento a Genova, rappresenta il primo capitolo di una storia d’amore con le quattro ruote che destinata a crescere di pari passo con la sua carriera.

    Il salto di qualità, però, arriva con i primi guadagni importanti: Mancini si regala una Volkswagen Golf GTI, all’epoca simbolo di sportività accessibile, oggi vera e propria icona da collezione. Da lì in poi il suo garage cambia decisamente registro. Con l’affermarsi come vera star del calcio internazionale, il tecnico cede al fascino della Porsche 911 Turbo, una delle sportive più celebri al mondo, spesso scelta anche da altri calciatori arrivati al successo.

    Negli anni più recenti, però, il cuore di Mancini batte per i SUV di alta gamma, con una netta preferenza per i marchi italiani. Da ambassador Maserati, ha guidato prima una Levante GranSport bianca ai tempi dell’esperienza al Manchester City, poi una Levante Trofeo grigia, un mezzo dal carattere quasi brutale grazie al motore V8 biturbo da 580 cavalli abbinato alla trazione integrale. Un SUV capace di prestazioni da vera supercar, nonostante l’ingombro.

    L’ultimo capitolo, in ordine di tempo, porta la firma di un’altra eccellenza italiana: l’Alfa Romeo Stelvio Quadrifoglio, nella splendida livrea Rosso Competizione. Sotto il cofano, un V6 biturbo da 510 cavalli con importanti richiami alla tecnologia Ferrari, che la rende una delle SUV più performanti sul mercato, una vera e propria supercar travestita da fuoristrada.

    Eppure, nonostante il lungo elenco di gioielli a quattro ruote motrici e la spiccata predilezione per il marchio del Tridente e per il Biscione, la vettura che ha conquistato davvero il cuore di Mancini arriva da oltre confine. Proprio la Porsche 911 Turbo, guidata negli anni d’oro della carriera, resterebbe secondo diverse testimonianze la sua auto del cuore: un amore quasi viscerale per la sportiva tedesca per eccellenza, capace di superare persino il forte legame con i marchi di casa.

    Share. Facebook Twitter Pinterest LinkedIn Tumblr Email
    Tiziana Morganti
    • Facebook
    • Instagram

    Sono romana doc, di quelle vere, nata e cresciuta nel cuore della Capitale, a due passi dal Colosseo, con il Tevere praticamente come vicino di casa. Laureata in Storia Moderna e Contemporanea, ho sempre avuto un debole per i racconti che lasciano il segno, ma è stato lo sport a indicarmi la direzione giusta per iniziare a scrivere: tutto merito (o colpa) di una passione sfrenata per il tennis e di un certo Boris Becker, che da bambina mi ha fatto innamorare di rovesci e tuffi in aria come fosse normale amministrazione. Da lì il passo è stato breve: prima sugli spalti del Foro Italico, tifosa sfegatata e poi hostess degli Internazionali d'Italia, con il naso all'insù a guardare i campioni da vicinissimo; poi, complice l'evoluzione, mia e del tennis italiano, dritta a Radio Incontro e sulle pagine web a raccontarlo. Oggi la mia bussola si chiama Jannik Sinner, e se un tempo sognavo il rovescio a una mano di Becker, adesso mi godo ogni suo dritto lungolinea con la stessa emozione di una bambina sugli spalti.

    Articoli recenti
    • Quanto costa davvero tifare nel 2026? Il conto in tasca ai tifosi fa venire i brividi
    • Zandvoort sparisce dal calendario: Verstappen saluta con un casco blu e bianco unico
    • Djokovic si ferma in campo, chiede il medico, poi la confessione che nessuno si aspettava: “Da anni convivo con questo”
    Facebook Instagram YouTube
    © 2026 SportOggi.com proprietà di Digital Dreams s.r.l. - Partita IVA: 11885930963 - Sede legale: Via Alberico Albricci 8, 20122 Milano Italy - info@digitaldreams.it

    Questo blog non è una testata giornalistica registrata, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità; non rientra pertanto tra le pubblicazioni soggette agli obblighi previsti dalla legge n. 62 del 7 marzo 2001.

    Type above and press Enter to search. Press Esc to cancel.