A migliaia di chilometri da Milanello, dall’altra parte del mondo, il Milan ha trovato il modo più semplice e più vero per dire addio al suo capitano. A Perth, in Australia, dove la squadra sta svolgendo la tournée estiva in vista della nuova stagione, l’allenamento di questa mattina si è concluso non con il solito rientro negli spogliatoi, ma con un gesto che ha commosso tifosi e addetti ai lavori in tutto il mondo.
Al termine della seduta, Ruben Amorim ha chiamato a raccolta tutta la squadra e lo staff tecnico, radunandoli in cerchio. Al centro di quel cerchio, sull’erba, Matteo Gabbia, capitano in assenza di Mike Maignan, ha deposto con cura una maglia rossonera con il numero 6 sulle spalle: quella di Franco Baresi. Un minuto di raccoglimento, silenzioso e composto, per onorare l’uomo che quel numero lo ha reso immortale.
Non serviva altro. Nessun discorso, nessuna coreografia studiata: solo un gruppo di giocatori, molti dei quali nati quando Baresi aveva già appeso gli scarpini al chiodo, stretti attorno a un simbolo che continua a parlare a ogni generazione di milanisti. È il modo in cui il calcio, quando è vero, sa fermarsi e inchinarsi davanti alla propria storia.
Perché quella maglia, la numero 6, non è mai stata un numero come gli altri per il Milan. Franco Baresi la indossò per la prima volta il 23 aprile 1978, a soli 17 anni, in un match esterno sul campo del Verona: un ragazzo esile, chiamato Piscinin dai compagni più esperti, che nessuno avrebbe immaginato sarebbe diventato di lì a poco il pilastro difensivo più forte della storia del club. Da quel debutto in Serie A iniziò un legame durato vent’anni, fatto di 719 presenze ufficiali, sei Scudetti, tre Coppe dei Campioni e una fascia di capitano che il Meazza avrebbe riconosciuto per sempre come sua.
L’ultima volta che quella maglia è scesa in campo è stato nel 1997, nella partita d’addio al calcio del giocatore: un Milan intero, e uno stadio in piedi, salutavano l’uomo che aveva fatto della fedeltà una bandiera, restando legato a un solo club per l’intera carriera. Da quel giorno il numero 6 viene ritirato: nessun altro calciatore lo avrebbe più indossato, un tributo raro riservato solo ai più grandi.
Il gesto di Perth, dunque, si inserisce in una giornata di lutto e ricordo che ha attraversato tutto il mondo del calcio, dai messaggi dei compagni di un tempo come Paolo Maldini a quelli di avversari storici. Ma è proprio nella sobrietà di quel cerchio silenzioso, lontano dai riflettori di San Siro, che si è vista forse la forma più autentica di rispetto: una squadra che si ferma, si stringe, e guarda per un minuto a una maglia vuota che continua a raccontare, meglio di ogni parola, chi è stato Franco Baresi per il Milan.
