Le rivelazioni di Andrea Beretta, ex capo della Curva Nord dell’Inter diventato collaboratore di giustizia, hanno portato all’arresto di Ivan Davide Bittolo, il quarantanovenne che avrebbe rifornito di armi l’ex leader degli ultras nerazzurri. Un’inchiesta che getta luce su un sistema di traffico di armi che si svolgeva durante normali pranzi di lavoro in un ristorante di Cassina de’ Pecchi.
Beretta, attualmente condannato a 10 anni di reclusione per l’omicidio di Antonio Bellocco e per associazione a delinquere con aggravante mafiosa, ha raccontato agli inquirenti come si procurava l’arsenale necessario per proteggersi durante i mesi di massima tensione per il controllo della curva interista. “Magari andavo a mangiare durante la pausa di lavoro“, ha spiegato nell’ambito della sua collaborazione con la giustizia, “però io andavo per incontrare lui, perché volevo acquistare… lui mi diceva quello che c’aveva… mi diceva: ‘Guarda che c’ho questa roba qua, ti può interessare?’“.
La persone questione è proprio Bittolo, che Beretta conosceva dai tempi della scuola. Il ristoratore faceva da tramite, ma la consegna materiale delle armi era affidata a un emissario che l’ex capo ultras ha descritto in modo cinematografico: “Ha presente quel tipo di ‘Un giorno di ordinaria follia’? Una roba del genere. Sa, magari che sembra uno scribacchino e invece è un fuori di testa“.
Dalle dichiarazioni di Beretta emerge che avrebbe acquistato da questo canale un Kalashnikov AK-47, bombe a mano e forse una calibro 22, spendendo circa 1.500 euro. I riscontri alle sue parole sono arrivati dall’analisi delle agende personali dell’ex ultras: tra il 10 maggio e il 22 luglio 2024, il nome di Bittolo compare sei volte. Sono esattamente i mesi in cui la tensione per il controllo della Curva Nord raggiunge livelli estremi, quando Beretta comprende che gli altri due membri del triumvirato, Marco Ferdico e Antonio Bellocco, vogliono eliminarlo per impossessarsi degli incassi del merchandising.
Il 22 novembre 2024, la Squadra mobile sequestra un vero e proprio arsenale nel box di Cambiago gestito da Cristian Ferrario: quattro fucili provento di furti, una pistola, un Kalashnikov, un fucile a pompa, una mitraglietta Uzi, tre granate di fabbricazione jugoslava ad alto potenziale esplosivo, centinaia di proiettili, oltre a pettorine della Polizia, un lampeggiante, una paletta, puntatori laser e giubbotti antiproiettili.
Le dichiarazioni di Beretta trovano conferma anche nelle parole di Marco Ferdico, ex frontman della Curva Nord anch’egli diventato collaboratore di giustizia e condannato a 8 anni nell’ambito dell’inchiesta Doppia Curva.
L’inchiesta rappresenta un ulteriore tassello della maxi indagine sulle curve di San Siro che ha già portato a numerose condanne, rivelando un sistema di potere e criminalità che andava ben oltre il tifo organizzato, intrecciando traffico di droga, estorsioni, omicidi e ora anche un florido commercio di armamenti che si svolgeva tra una portata e l’altra di un normale pranzo di lavoro.
