Sempre più smartwatch mostrano una voce chiamata “VO2 Max”, spesso accompagnata da giudizi come “eccellente”, “buono” o “sotto la media”. Non si tratta di una semplice statistica per sportivi: questo parametro è considerato uno degli indicatori più affidabili dell’efficienza cardiorespiratoria e della capacità dell’organismo di sostenere uno sforzo fisico intenso.
Il VO2 Max, abbreviazione di “volume massimo di ossigeno”, rappresenta la quantità massima di ossigeno che il corpo riesce a utilizzare durante l’esercizio fisico. In altre parole, misura quanto efficacemente cuore, polmoni, sangue e muscoli collaborano per produrre energia quando l’organismo è sotto stress.
Questo valore è espresso in millilitri di ossigeno utilizzati in un minuto per ogni chilogrammo di peso corporeo (ml/kg/min). Più il numero è elevato, maggiore è la capacità del corpo di sostenere attività aerobiche prolungate come corsa, ciclismo, nuoto o sci di fondo.
Per gli specialisti della medicina dello sport, il VO2 Max è uno dei principali indicatori del cosiddetto tono cardiovascolare. Non sorprende quindi che venga utilizzato sia per valutare gli atleti sia per monitorare lo stato di salute generale di una persona.
La misurazione più accurata avviene attraverso un test da sforzo effettuato in ambiente medico o sportivo. Durante l’esame, il soggetto corre su un tapis roulant o pedala su una cyclette con intensità progressivamente crescente. Nel frattempo vengono monitorati consumo di ossigeno, frequenza cardiaca e ventilazione polmonare. Il valore massimo viene raggiunto quando il corpo non riesce più ad aumentare l’utilizzo di ossigeno nonostante l’incremento dello sforzo.

Negli ultimi anni, però, il VO2 Max è diventato accessibile anche al grande pubblico grazie agli smartwatch. Dispositivi di marchi come Apple, Garmin, Polar, Coros e Suunto utilizzano algoritmi che combinano frequenza cardiaca, velocità, età, sesso, peso e dati degli allenamenti per stimare il valore. È importante sottolineare che si tratta di una stima e non di una misurazione clinica. Tuttavia, per molte persone rappresenta un utile riferimento per seguire i progressi nel tempo.
Il VO2 Max non dipende soltanto dall’allenamento. Anche età, sesso, genetica, condizioni ambientali e stato di salute influenzano significativamente il risultato. In generale, il valore tende a diminuire con l’avanzare degli anni, mentre l’attività fisica regolare può contribuire a mantenerlo elevato più a lungo.
A titolo indicativo, negli adulti i valori inferiori a 35 ml/kg/min negli uomini e a 27 ml/kg/min nelle donne sono spesso considerati bassi. Un livello compreso tra 40 e 50 negli uomini e tra 35 e 45 nelle donne è generalmente associato a una buona forma fisica. Gli atleti di alto livello possono superare i 60 ml/kg/min, mentre alcuni campioni degli sport di endurance raggiungono persino valori superiori a 80. Questi numeri, però, devono essere interpretati da professionisti, perché il significato varia in base all’età, alla storia clinica e alle caratteristiche individuali.
L’interesse della comunità scientifica verso il VO2 Max va oltre la prestazione sportiva. Numerosi studi hanno evidenziato una relazione tra bassi livelli di capacità aerobica e un maggiore rischio di malattie cardiovascolari. Alcune ricerche hanno inoltre mostrato che un migliore tono cardiorespiratorio è associato a una maggiore aspettativa di vita.
Per questo motivo il VO2 Max non è soltanto una curiosità da controllare sullo smartwatch dopo una corsa. È un indicatore che racconta molto sul funzionamento dell’organismo e che può offrire informazioni preziose sullo stato di forma e sulla salute generale, purché venga valutato nel giusto contesto e con il supporto di un medico quando necessario.
