La sfida tra Inghilterra e Norvegia nei quarti di finale dei Mondiali di calcio 2026, in programma oggi alle 23.00 ora italiana, non riguarda soltanto il calcio. Dietro la partita che vedrà contrapposti i Tre Leoni e la squadra di Erling Haaland si nasconde una curiosa storia di famiglia che attraversa oltre un secolo di monarchia europea.
Pochi sanno infatti che il re di Norvegia Harald V e la defunta regina Elisabetta II erano cugini di secondo grado. Un legame genealogico reale e documentato che rende il confronto tra le due nazioni anche una sorta di derby tra casate imparentate.
L’origine di questa parentela risale alla fine dell’Ottocento. Tutto parte dalla principessa Maud di Galles, figlia del futuro re britannico Edoardo VII e della regina Alessandra. Nel 1896 Maud sposò il principe Carlo di Danimarca. Quando nel 1905 la Norvegia divenne indipendente dalla Svezia e scelse un nuovo sovrano, Carlo accettò il trono assumendo il nome di Haakon VII. Maud diventò così la prima regina della Norvegia indipendente.
Da quella unione discende direttamente l’attuale sovrano norvegese Harald V. La famiglia reale britannica, invece, prosegue attraverso il fratello di Maud, Giorgio V, nonno di Elisabetta II. Questo significa che Harald V ed Elisabetta condividevano gli stessi bisnonni, Edoardo VII e Alessandra, e per questo erano effettivamente cugini di secondo grado.
I rapporti tra le due monarchie non si sono limitati agli alberi genealogici. Durante la Seconda guerra mondiale la Norvegia fu invasa dalla Germania nazista e la famiglia reale norvegese trovò rifugio nel Regno Unito. Re Haakon VII e il principe ereditario Olav, futuro padre di Harald V, stabilirono a Londra il governo norvegese in esilio, rafforzando ulteriormente i rapporti con la Corona britannica.
Quella vicinanza è proseguita anche nei decenni successivi. La stessa Casa Reale norvegese ha ricordato più volte il rapporto speciale tra Harald V ed Elisabetta II, sottolineando come i due sovrani abbiano mantenuto una relazione sia istituzionale sia privata per gran parte della loro vita. La regina britannica è stata inoltre l’unico capo di Stato ad aver effettuato tre visite ufficiali in Norvegia durante il suo lunghissimo regno.
Oggi il legame continua attraverso le nuove generazioni. Da una parte c’è re Carlo III, erede della tradizione monarchica britannica e soprattutto il principe del Galles William, grandissimo tifoso di calcio (e dell’Aston Villa).

Dall’altra il principe ereditario Haakon e la principessa Ingrid Alexandra, destinata un giorno a salire sul trono norvegese. Le due famiglie restano infatti collegate da una fitta rete di rapporti dinastici che attraversa gran parte delle monarchie europee.
Sul campo, però, non conteranno né titoli nobiliari né alberi genealogici. La Norvegia arriva all’appuntamento trascinata dall’entusiasmo per l’impresa contro il Brasile e dai gol di Haaland. L’Inghilterra, invece, sogna di proseguire il proprio cammino mondiale dopo il successo ottenuto contro il Messico.
Oggi, dunque, si giocherà molto più di una semplice partita. Per novanta minuti, o forse di più, due nazioni unite da oltre un secolo di storia familiare proveranno a conquistare un posto tra le migliori quattro del mondo. Un incrocio che dimostra come, a volte, il calcio riesca a intrecciarsi con la storia in modi davvero inaspettati.
