L’arrivo di Anan Khalaili all’Inter si è fermato prima della firma. L’esterno israeliano, dopo le visite mediche, non ha ottenuto subito l’idoneità sportiva e la società nerazzurra ha dovuto accantonare l’acquisto, come ribadito dal presidente Beppe Marotta oggi in conferenza:
“È una situazione di causa di forza maggiore, dobbiamo solo attenerci. Con grande rammarico vi comunico questa cosa, ci crea dispiacere questa notizia. Ora dobbiamo pensare a eventuale alternativa“.
Ma come mai in Italia i controlli sono così severi rispetto ad altri Paesi? La risposta è nella normativa italiana. Dal 1982 la visita medico-sportiva agonistica è regolata da disposizioni di legge e, dal 1995, gli sport professionistici sono soggetti a controlli ancora più approfonditi, con esami come ecocardiogramma e test da sforzo massimale. Ogni società di Serie A è obbligata a sottoporre i propri calciatori ai controlli presso un Centro di Medicina dello Sport accreditato e, in presenza di risultati che meritano ulteriori verifiche, possono essere richiesti esami di secondo e terzo livello prima di concedere l’idoneità.
Secondo il cardiologo dello sport Paolo Zeppilli, intervistato da La Gazzetta dello Sport, il sistema italiano nasce da una precisa scelta etica: mettere la tutela della salute dell’atleta davanti agli interessi sportivi ed economici. In molti altri campionati, invece, il margine di decisione del calciatore è decisamente maggiore.
Le differenze con l’estero sono evidenti. In Inghilterra le visite mediche sono diffuse, ma la responsabilità finale ricade in misura maggiore sul giocatore. Negli Stati Uniti prevale un modello ancora più orientato all’autodeterminazione dell’atleta, mentre in Francia e Spagna esistono controlli importanti ma non una disciplina legislativa paragonabile a quella italiana. Proprio questa impostazione rende il nostro Paese uno dei più rigorosi al mondo nella concessione dell’idoneità agonistica.
Quello di Khalaili non sarebbe un caso isolato. Negli ultimi anni diversi trasferimenti sono stati bloccati dopo le visite mediche: da Patrik Schick, che nel 2017 non firmò con la Juventus, ad Aly Cissokho e Jonathan Biabiany con il Milan, fino ai casi più recenti di Leonardo Spinazzola, Kevin Danso, Noah Okafor e Victor Boniface. Situazioni diverse tra loro, ma accomunate da un principio: quando emergono dubbi sulle condizioni fisiche del giocatore, il trasferimento può essere sospeso o annullato in attesa di ulteriori valutazioni.
