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    Home»Basket»Jordan fa ancora la storia: la maglia della “Last Dance” venduta per 12,26 milioni, nuovo record mondiale.
    Basket

    Jordan fa ancora la storia: la maglia della “Last Dance” venduta per 12,26 milioni, nuovo record mondiale.

    Tiziana MorgantiBy Tiziana Morganti1 Ottobre 2026 15:38Nessun commento3 Mins Read
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    Maglia Michael Jordan venduta all'asta
    Maglia Michael Jordan venduta all'asta
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    Ventotto anni dopo, Michael Jordan continua a battere record, questa volta lontano dal parquet. La maglia indossata da His Airness in gara-3 delle Finals NBA del 1998 è stata venduta all’asta per 12,26 milioni di dollari, circa 10,8 milioni di euro. È la cifra più alta mai pagata per una canotta da basket e anche il cimelio più costoso mai legato al sei volte campione NBA.

    A gestire la vendita è stata Joopiter, la casa d’aste digitale fondata dal cantante e produttore Pharrell Williams. Il prezzo di partenza era fissato a 10 milioni, mentre la stima degli esperti oscillava tra 10 e 15 milioni di dollari. Il risultato finale si è piazzato, quindi, nella parte medio-alta della forbice, ma ben lontano dai 100 milioni che, secondo quanto riportato nelle settimane scorse, il proprietario sperava di ottenere.

    Il capo in questione è la maglia bianca con il numero 23, indossata il 7 giugno 1998 allo United Center di Chicago. Quella sera i Bulls travolsero gli Utah Jazz 96-54 e si portarono sul 2-1 nella serie. Jordan chiuse con 24 punti, tre rimbalzi e due assist in 43 minuti. Secondo Joopiter, si tratta dell’unica maglia bianca di quelle Finals indossata da MJ in una vittoria nota e arrivata sul mercato pubblico. Un dettaglio che ne aumenta il valore tra i collezionisti.

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    Il primato battuto apparteneva a un altro pezzo della stessa serie. Nel settembre 2022 la maglia rossa di gara-1, quella immortalata nel documentario The Last Dance, era stata battuta da Sotheby’s per 10,1 milioni di dollari, superando anche la maglia di Maradona della Mano de Dios. Ora due divise di quelle Finals hanno superato quota 10 milioni, a conferma di quanto il mercato dei cimeli legati a Jordan sia ancora in crescita.

    Il fascino di quella stagione non è mai tramontato. Il 1997-98 è stato l’ultimo capitolo della dinastia dei Chicago Bulls, costruita attorno a Jordan e Scottie Pippen e guidata da Phil Jackson. Chicago vinse le Finals per 4-2 contro Utah, conquistando il sesto titolo in otto anni, e Jordan si prese anche il sesto premio di MVP delle Finals. La docuserie di ESPN e Netflix uscita nel 2020 ha poi riportato quella storia davanti a una nuova generazione di tifosi, facendo esplodere la domanda di memorabilia.

    Nella stessa asta è stata venduta anche un’auto che farà battere il cuore agli appassionati italiani: una Ferrari 550 Maranello del 1997 appartenuta sempre a Jordan, aggiudicata per 2,7 milioni di dollari, circa 2,3 milioni di euro. È il quadruplo del precedente record per quel modello e più del doppio della stima massima, fissata a 1,3 milioni.

    Il messaggio che arriva dal mercato è chiaro: collezionisti e investitori considerano i cimeli di Jordan non solo oggetti da vetrina, ma veri e propri beni rifugio. E se due maglie delle stesse Finals hanno già superato i dieci milioni, resta da capire se qualche altro pezzo di quella leggendaria cavalcata riuscirà, in futuro, a spingersi ancora più in alto.

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    Tiziana Morganti
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    Sono romana doc, di quelle vere, nata e cresciuta nel cuore della Capitale, a due passi dal Colosseo, con il Tevere praticamente come vicino di casa. Laureata in Storia Moderna e Contemporanea, ho sempre avuto un debole per i racconti che lasciano il segno, ma è stato lo sport a indicarmi la direzione giusta per iniziare a scrivere: tutto merito (o colpa) di una passione sfrenata per il tennis e di un certo Boris Becker, che da bambina mi ha fatto innamorare di rovesci e tuffi in aria come fosse normale amministrazione. Da lì il passo è stato breve: prima sugli spalti del Foro Italico, tifosa sfegatata e poi hostess degli Internazionali d'Italia, con il naso all'insù a guardare i campioni da vicinissimo; poi, complice l'evoluzione, mia e del tennis italiano, dritta a Radio Incontro e sulle pagine web a raccontarlo. Oggi la mia bussola si chiama Jannik Sinner, e se un tempo sognavo il rovescio a una mano di Becker, adesso mi godo ogni suo dritto lungolinea con la stessa emozione di una bambina sugli spalti.

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