Ken Loach compie 90 anni. Nato il 17 giugno 1936 a Nuneaton, è uno dei pochi registi ad aver raccontato le piccole e grandi tragedie della società con uno sguardo fortemente politico, anzi militante, ma con tantissima umanità. Basti pensare a un film come Il mio amico Eric (Looking for Eric, 2009) in cui è riuscito a parlare della depressione di un postino di Manchester, utilizzando Eric Cantona come grimaldello emotivo e facendone una sorta di mental coach sui generis: appassionato, gentile, umano.
Tutto iniziò con la telefonata di un produttore cinematografico francese che contattò Ken Loach spiegandogli che Eric Cantona aveva un’idea per un film e sperava che il regista britannico potesse essere interessato a realizzarlo. Loach non se lo fece dire due volte. Nel cinema non è mai stato intimorito da nessuno, ma il calcio era un’altra cosa. E Cantona era straordinario. Così, Loach e Paul Laverty incontrarono a Cannes l’ex stella dello United e nacque la storia di Eric Bishop, un uomo devastato dalla vita che ritrovava forza seguendo l’ispirazione del suo idolo.
E che Loach e Cantona siano in realtà molto simili lo dimostra il fatto che, nel film, il francese racconta il suo momento più memorabile nel calcio, facendo eco a quello che pensa il regista: non un gol, ma un passaggio che ha permesso a un compagno di squadra di segnare. “Devi sempre fidarti dei tuoi compagni di squadra“, disse Cantona.
Loach non ha mai amato la deriva economica del calcio mondiale e non ha mai fatto mistero di detestare le grandi corporation che hanno in mano le principali squadre inglesi e non solo: il calcio, per lui, continua a essere un gruppo di persone che si uniscono in solidarietà e amicizia.
E i tifosi di calcio amano i luoghi dove la propria passione è celebrata. Per questo non è stato così assurdo che Loach abbia detto la sua sulla possibile demolizione dello stadio Meazza di Milano.
In una lettera inviata alla studiosa di politiche urbane e giornalista Lucia Tozzi, ha spiegato:
“È difficile credere che lo stadio di San Siro sia in pericolo. È uno dei più grandi e storici stadi di calcio al mondo, rispettato dai tifosi di tutto il mondo. L’idea della sua distruzione è sconvolgente e non si deve permettere che accada.
Il calcio è sempre stato uno sport popolare e le grandi squadre sono sostenute dai loro fedeli sostenitori lo sanno bene. L’atmosfera che i tifosi creano negli stadi più grandi, come San Siro, può essere stimolante ed esaltante. Quando la capienza viene ridotta e i prezzi dei biglietti aumentano, molti tifosi della classe operaia e popolare saranno esclusi.
Il loro appassionato sostegno andrà perso e la dinamica del rapporto speciale con la squadra verrà indebolita. Chiunque capisca e si interessi di calcio. Confidiamo tutti che i milanesi, appassionati di calcio, non permetteranno che questa distruzione si verifichi“.
Per Ken Loach, insomma, il calcio non è solo uno sport.
