Alle 23.28 la sirena risuona a San Antonio e New York esplode: i Knicks sono campioni per la prima volta dal 1973, e la Grande Mela non riesce a contenere il suo entusiasmo. Cinquantatré anni di attesa si sciolgono in poche ore di follia collettiva che trasforma Manhattan in qualcosa di mai visto prima: un misto di gioia pura, caos urbano e momenti che faranno discutere ancora a lungo.
Milioni di persone, infatti, invadono le strade, concentrandosi nell’area tra la Quinta e la Sesta Avenue, attorno a Times Square. La polizia schiera un dispositivo di sicurezza straordinario: doppi e tripli sbarramenti chiudono ogni strada perpendicolare alle avenue, e per muoversi anche di pochi metri bisogna mostrare chiavi o documenti come in un checkpoint. Quello che normalmente è un tragitto di trecento metri diventa una circumnavigazione di chilometri.
La città che non dorme mai, inoltre,tiene fede alla sua reputazione per questo evento sportivo atteso troppo a lungo: ristoranti, bar e chioschi di hot dog restano aperti come se fosse mezzogiorno. La folla piange e corre allo stesso tempo, trascinando chiunque si trovi a portata di mano nella festa. Le coppie si tengono strette per non perdersi nella massa ondeggiante, mentre qualche genitore, forse non troppo prudente, porta con sé anche i bambini.
E a scendere in strada è stato anche il sindaco di New York, Zohran Mamdani, che si è fermato in un bar di Canal Street, prima di pubblicare un post su X con una sola parola: HISTORY. In un comunicato ufficiale ha poi dichiarato: “I newyorkesi hanno fatto il tifo per la nostra squadra dai salotti gremiti del Bronx alle feste a Brooklyn, dai bar del Queens a Staten Island, fino al Madison Square Garden. Ora è il momento di festeggiare tutti insieme.”
Ma la notte non è stata solo gioia. Domenica mattina, tra la 42esima Strada e Broadway, si sono sentiti degli spari: i video dei testimoni mostrano la gente che fugge nel panico tra la folla. Il bilancio ufficiale è di un adolescente ferito gravemente da un colpo di arma da fuoco. La violenza si estende anche ai mezzi di trasporto: uno scuolabus viene dato alle fiamme, mentre la notte precedente diversi taxi erano già stati presi a calci, cinghiate e sassate.
Eppure, in mezzo a tutto questo, ci sono anche le scene che resteranno nella memoria collettiva: i fuochi d’artificio che illuminano Times Square come a Capodanno, con quasi trenta gradi e New York New York di Sinatra che risuona a tutto volume mentre qualcuno piange di gioia, i semafori trasformati in attaccapanni umani, sotto gli occhi di una polizia che, in quella notte, ha scelto di guardare dall’altra parte.
E questo potrebbe essere nulla, visto che giovedì è prevista la parata ufficiale per le strade di Manhattan, con la consegna delle chiavi della città ai nuovi campioni. L’appuntamento che promette di riportare ancora una volta milioni di persone in strada, sperando, questa volta, in qualcosa di un po’ più pacifico.
