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    Home»Pugilato»La regola nata per salvarli si è ritorta contro: ecco perché i pugili si pesano il giorno prima
    Pugilato

    La regola nata per salvarli si è ritorta contro: ecco perché i pugili si pesano il giorno prima

    Tiziana MorgantiBy Tiziana Morganti10 Agosto 2026 16:00Nessun commento3 Mins Read
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    Atleta sale sul ring
    Atleta sale sul ring - Unsplash
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    C’è un rituale che precede ogni combattimento di boxe ad alto livello, spesso trasformato in vero e proprio show mediatico: il weigh-in, la pesata ufficiale. A differenza di quanto si potrebbe pensare, però, questo momento non si svolge il giorno stesso dell’incontro, ma circa 24-36 ore prima. Una regola che ha una storia precisa, nata per tutelare la salute degli atleti, ma che oggi, paradossalmente, è finita nel mirino delle critiche.

    Fino a qualche decennio fa, infatti, i pugili si pesavano proprio il giorno del match. Questo costringeva gli atleti a raggiungere il peso della propria categoria attraverso digiuni estremi e privazioni nelle ore immediatamente precedenti al combattimento, salendo sul ring in condizioni fisiche spesso precarie, disidratati e indeboliti. Fu proprio per arginare questo rischio che le federazioni internazionali decisero di anticipare la pesata ufficiale, fissandola generalmente attorno alle 36 ore prima dell’incontro. L’obiettivo era chiaro: dare ai pugili il tempo necessario per recuperare le energie, reidratarsi correttamente e presentarsi sul ring in condizioni fisiche più sicure, riducendo così i rischi per la loro incolumità.

    Il meccanismo di questa regola, però, ha finito per generare un effetto collaterale tutt’altro che secondario, oggi al centro del dibattito nel mondo della boxe: il cosiddetto taglio del peso. Sapendo di avere a disposizione oltre un giorno intero per recuperare peso e liquidi dopo la pesata ufficiale, molti pugili professionisti arrivano al weigh-in in condizioni estreme di disidratazione volontaria, per poi rimettere anche diversi chilogrammi nelle ore successive attraverso una rapida reidratazione e alimentazione mirata. Il risultato è che, sul ring, i due contendenti si presentano spesso con un peso reale ben superiore a quello ufficialmente dichiarato il giorno prima, a volte con differenze anche di 7-10 chilogrammi rispetto al peso della categoria di appartenenza.

    Due pugili si affrontano sul ring
    Due pugili si affrontano sul ring – Unsplash

    Una pratica che, secondo diversi esperti e addetti ai lavori, rischia di produrre esattamente l’effetto opposto a quello per cui la regola era stata originariamente pensata: mettere a repentaglio la salute degli atleti attraverso pratiche di taglio peso estremo, spesso più pericolose della vecchia pesata in giornata. Non mancano, per questo, proposte per riformare il sistema, dal ripristino della pesata il giorno stesso del combattimento fino all’inasprimento dei margini di tolleranza tra peso dichiarato e peso reale sul ring.

    Al di là delle criticità tecniche, la pesata resta anche un momento fondamentale dal punto di vista mediatico e scenico: è l’occasione in cui i due sfidanti si trovano per la prima volta faccia a faccia pubblicamente, spesso in un clima di tensione elettrica, tra sguardi di sfida e scaramucce verbali diventate ormai parte integrante dello spettacolo che precede ogni grande evento di boxe.

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    Tiziana Morganti
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    Sono romana doc, di quelle vere, nata e cresciuta nel cuore della Capitale, a due passi dal Colosseo, con il Tevere praticamente come vicino di casa. Laureata in Storia Moderna e Contemporanea, ho sempre avuto un debole per i racconti che lasciano il segno, ma è stato lo sport a indicarmi la direzione giusta per iniziare a scrivere: tutto merito (o colpa) di una passione sfrenata per il tennis e di un certo Boris Becker, che da bambina mi ha fatto innamorare di rovesci e tuffi in aria come fosse normale amministrazione. Da lì il passo è stato breve: prima sugli spalti del Foro Italico, tifosa sfegatata e poi hostess degli Internazionali d'Italia, con il naso all'insù a guardare i campioni da vicinissimo; poi, complice l'evoluzione, mia e del tennis italiano, dritta a Radio Incontro e sulle pagine web a raccontarlo. Oggi la mia bussola si chiama Jannik Sinner, e se un tempo sognavo il rovescio a una mano di Becker, adesso mi godo ogni suo dritto lungolinea con la stessa emozione di una bambina sugli spalti.

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