La notizia circolava da giorni, oggi però è arrivata una dura nota da parte di Stampa Romana, sindacato dei giornalisti capitolini contro l’Associazione Sportiva Roma. La proprietà Friedkin, nell’ambito di una riorganizzazione aziendale, ha deciso di trasferire 38 dipendenti dai loro ruoli originari agli store della società, trasformando professionisti della comunicazione, del marketing e della segreteria sportiva in commessi addetti alla vendita di magliette e gadget.
Tra i lavoratori coinvolti ci sono sette giornalisti professionisti, oltre a grafici, montatori, videomaker, autori di contenuti e persone che lavoravano a stretto contatto con i giocatori della prima squadra e con la dirigenza. Molti di loro hanno alle spalle carriere decennali, e si trovano ora a dover svolgere mansioni completamente estranee alle loro competenze professionali.
Dal primo luglio, data di inizio dei trasferimenti, questi dipendenti hanno ricevuto una nuova qualifica come store coordinator o simili, ma nei fatti si trovano a fare l’inventario delle taglie, gestire le vendite e occuparsi di compiti meramente esecutivi. Un dipendente intervistato dal Post ha raccontato di essere passato dal reparto videomaking a fare l’inventario delle taglie negli store della Roma.
La protesta è stata formalizzata attraverso un comunicato ufficiale di Stampa Romana, il sindacato dei giornalisti, che ha definito la scelta “incomprensibile e inaccettabile“. Nel documento si legge:
“Maglie e gadget venduti da giornalisti negli store dell’A.S. Roma: non è una nuova trovata comunicativa della società calcistica, ma la surreale realtà.
È una scelta incomprensibile e inaccettabile quella della Roma che nell’ambito della sua riorganizzazione ha deciso di destinare quattro colleghi ai negozi invece di collocarli, come naturale, nell’ufficio stampa. Una scelta che penalizza la professionalità dei giornalisti e danneggia la stessa azienda. Una situazione che stride con l’immagine di una società che utilizza al meglio le proprie risorse, soprattutto nel giorno in cui a Palazzo Chigi con ministri, sindaco e presidente di Regione si annuncia un altro passo avanti per il nuovo stadio.
Stampa Romana chiede all’A.S. Roma di rivedere le proprie decisioni, è e sarà in ogni sede al fianco dei colleghi“.
L’avvocato Francesco Bronzini, che segue i lavoratori in stato di agitazione, parla apertamente di “demansionamento e decurtazione delle professionalità“. Alcuni dipendenti accusano la società di aver messo in atto un licenziamento collettivo mascherato, una strategia per spingerli ad andarsene spontaneamente attraverso l’assegnazione di ruoli umilianti e dequalificanti.
La Roma si è difesa sostenendo che si è trattata di una ristrutturazione necessaria della forza lavoro. La società ha spiegato che sono stati spostati dipendenti da mansioni non più prioritarie, dopo la chiusura della tv ufficiale nel 2021 e della radio nel 2022, verso ruoli considerati più strategici in vista degli eventi per il centenario dalla fondazione e dei progetti legati al nuovo stadio.
Secondo la versione aziendale, invece di licenziare le persone in esubero, la proprietà ha conservato i posti di lavoro con lo stesso stipendio, offrendo ruoli che altrimenti avrebbero dovuto essere coperti con nuove assunzioni, considerando l’apertura prevista di altri due negozi per il prossimo anno.
La riorganizzazione del personale è stata ordinata da Jason Morrow, il direttore finanziario che rappresenta una sorta di riferimento operativo della proprietà Friedkin, notoriamente poco inclini a delegare decisioni importanti. La messa in pratica operativa è stata poi affidata a Simonetta Iarlori, la nuova responsabile del personale.
