Certi amori non finiscono, diceva il poeta. Di sicuro vale per Roberto Mancini, neo CT della nazionale azzurra che torna sulla panchina più importante d’Italia dopo un divorzio molto traumatico, avvenuto 3 anni fa. Nell’agosto 2023, infatti, pose fine alla sua esperienza sulla panchina della Nazionale italiana con una decisione che fece immediatamente discutere. Le dimissioni arrivarono attraverso una PEC inviata alla FIGC, una modalità insolita per chi aveva guidato gli Azzurri al trionfo di Euro 2020 e che lasciò la Federazione a poche settimane da due partite decisive per la qualificazione a Euro 2024. Ancora oggi quell’episodio viene ricordato come uno dei momenti più delicati (e peggio gestiti) della storia recente della Nazionale.
L’era di Mancini era iniziata nel maggio 2018, in uno dei periodi più complicati del calcio italiano dopo la mancata qualificazione al Mondiale di Russia. In pochi anni il commissario tecnico riuscì a ricostruire il gruppo, riportando entusiasmo e risultati fino alla vittoria dell’Europeo nell’estate del 2021, conquistato a Wembley contro l’Inghilterra ai calci di rigore.
Dopo quel successo, però, il percorso iniziò a perdere slancio. L’eliminazione contro la Macedonia del Nord negli spareggi per il Mondiale 2022 rappresentò un duro colpo per tutto il movimento. Nonostante la delusione, il presidente federale Gabriele Gravina confermò la fiducia nel tecnico, respingendone le dimissioni e ribadendo la volontà di proseguire insieme il progetto.
Nel corso del 2023 iniziarono però ad emergere alcune tensioni interne. La FIGC avviò una riorganizzazione dell’area tecnica, con modifiche che coinvolsero anche parte dello staff del commissario tecnico. Mancini spiegò successivamente che proprio quei cambiamenti avevano incrinato il rapporto con la Federazione, facendo venir meno le condizioni per proseguire il lavoro.
La svolta arrivò nella notte tra il 12 e il 13 agosto 2023. Alla FIGC giunse una PEC con cui Roberto Mancini rassegnava le proprie dimissioni con effetto immediato. La notizia colse di sorpresa il presidente Gravina e i dirigenti federali. Secondo quanto ricostruito nei giorni successivi, i due si erano sentiti poche ore prima, ma senza che fosse stato anticipato un addio così imminente.
Il tempismo contribuì ad alimentare le polemiche. Mancava meno di un mese agli impegni contro Macedonia del Nord e Ucraina, due gare fondamentali nel cammino verso il Campionato Europeo del 2024. La Federazione fu costretta a individuare rapidamente un nuovo commissario tecnico, scegliendo poi Luciano Spalletti, che venne presentato pochi giorni dopo e debuttò già a settembre sulla panchina azzurra.
Le discussioni aumentarono ulteriormente quando, il 28 agosto 2023, Mancini venne annunciato come nuovo commissario tecnico dell’Arabia Saudita. Secondo numerose ricostruzioni giornalistiche, il contratto prevedeva un ingaggio tra i più elevati mai riconosciuti a un allenatore di nazionali, elemento che alimentò il dibattito sulle reali motivazioni dell’addio all’Italia.
L’ex CT ha sempre respinto l’idea che la scelta fosse stata dettata esclusivamente da ragioni economiche. In diverse interviste ha ribadito che alla base della decisione vi erano soprattutto i cambiamenti organizzativi decisi dalla FIGC e il deterioramento del rapporto di fiducia con la Federazione. E ora? Ora tutto è diverso. Ora Malagò ha fatto di tutto per riaverlo come CT. E si spera che possa esserci un lieto fine.
