Le Olimpiadi moderne sono state cancellate soltanto tre volte nella loro storia. I Giochi previsti nel 1916, nel 1940 e nel 1944 non si disputarono a causa delle due guerre mondiali, che resero impossibile organizzare l’evento sportivo più importante del pianeta. Si tratta di un fatto unico nella storia olimpica, che testimonia quanto i grandi conflitti abbiano inciso anche sullo sport.
Dalla loro rinascita nel 1896 per iniziativa del barone Pierre de Coubertin, le Olimpiadi si sono svolte regolarmente ogni quattro anni, con una sola eccezione: i periodi segnati dalle due guerre mondiali. In quei momenti, le competizioni sportive lasciarono inevitabilmente spazio alle emergenze militari e umanitarie, costringendo il Comitato Olimpico Internazionale ad annullare tre edizioni dei Giochi.
La prima cancellazione riguardò le Olimpiadi del 1916, assegnate a Berlino. La capitale tedesca aveva ottenuto l’organizzazione superando le candidature di Alessandria d’Egitto e Budapest e, tra il 1912 e il 1913, aveva costruito il Deutsches Stadion, un impianto da circa 30.000 spettatori destinato a ospitare le gare. Quando scoppiò la Prima guerra mondiale, nell’estate del 1914, si pensava inizialmente che il conflitto sarebbe durato pochi mesi. La realtà fu ben diversa: la guerra si concluse soltanto nel novembre del 1918 e i Giochi non poterono essere organizzati. Il Deutsches Stadion sarebbe poi stato demolito negli anni Trenta per lasciare spazio all’Olympiastadion, costruito in vista delle Olimpiadi del 1936, quando Berlino riuscì finalmente a ospitare la manifestazione.
La Seconda Guerra Mondiale provocò una situazione ancora più complessa. Le Olimpiadi del 1940 furono cancellate dopo una lunga serie di cambiamenti. Inizialmente i Giochi estivi erano stati assegnati a Tokyo, mentre quelli invernali si sarebbero dovuti disputare a Sapporo. Tuttavia, con l’intensificarsi della guerra tra Giappone e Cina iniziata nel 1937, il governo giapponese rinunciò all’organizzazione. Il Comitato Olimpico Internazionale cercò di salvare l’edizione riassegnando le Olimpiadi estive a Helsinki e quelle invernali a Garmisch-Partenkirchen, ma lo scoppio della Seconda guerra mondiale nel 1939 rese inevitabile la cancellazione definitiva.
Anche i Giochi del 1944 non poterono svolgersi. Londra era stata scelta come sede delle Olimpiadi estive, mentre Cortina d’Ampezzo avrebbe ospitato quelle invernali. Il conflitto era però ancora in pieno svolgimento e qualsiasi manifestazione sportiva internazionale risultava impossibile. Londra avrebbe ottenuto una sorta di risarcimento simbolico organizzando con successo le Olimpiadi del 1948, passate alla storia come i “Giochi dell’austerità” perché disputati in un’Europa ancora segnata dalle conseguenze della guerra.
Le Olimpiadi, tuttavia, sono state influenzate anche da eventi che non ne hanno comportato la cancellazione. Nel 1976, ai Giochi di Montreal, ventisette Paesi africani, insieme a Iraq e Guyana, decisero di boicottare la manifestazione per protestare contro la presenza della Nuova Zelanda, la cui nazionale di rugby aveva effettuato una tournée in Sudafrica durante il regime dell’apartheid.
Quattro anni più tardi furono invece gli Stati Uniti e altri 65 Paesi a non partecipare alle Olimpiadi di Mosca del 1980, in risposta all’invasione sovietica dell’Afghanistan. L’Unione Sovietica e gran parte dei Paesi del blocco orientale replicarono con un analogo boicottaggio ai Giochi di Los Angeles del 1984.
Anche il terrorismo ha segnato profondamente la storia olimpica. Alle Olimpiadi di Monaco del 1972 un commando palestinese uccise undici atleti israeliani all’interno del villaggio olimpico. Le gare furono sospese per oltre ventiquattro ore prima di riprendere. Nel 1996, durante i Giochi di Atlanta, un attentato con una bomba nel Centennial Olympic Park provocò due morti e oltre cento feriti, ma la manifestazione proseguì regolarmente.
Le tre edizioni cancellate tra il 1916 e il 1944 restano ancora oggi gli unici Giochi Olimpici mai disputati.
