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    Home»Storie»Le Olimpiadi di Hitler compiono 90 anni: perché Berlino 1936 cambiò per sempre lo sport
    Storie

    Le Olimpiadi di Hitler compiono 90 anni: perché Berlino 1936 cambiò per sempre lo sport

    RedazioneBy Redazione1 Agosto 2026 18:00Nessun commento4 Mins Read
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    Olympiastadion
    Olympiastadion - Bundesarchiv, B 145 Bild-P017073 / Frankl, A. / CC-BY-SA 3.0, CC BY-SA 3.0 de, Wikimedia Commons
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    Il 1° agosto 1936 si aprivano a Berlino i Giochi della XI Olimpiade, destinati a entrare nella storia non solo per i risultati sportivi, ma soprattutto per il loro enorme significato politico. Organizzate dal regime nazista, le Olimpiadi furono trasformate da Adolf Hitler in una straordinaria operazione di propaganda, studiata per mostrare al mondo un’immagine potente, moderna e apparentemente ordinata della Germania. Eppure, proprio durante quella manifestazione, arrivò uno dei simboli più forti dello sport del Novecento: le quattro medaglie d’oro conquistate dall’atleta afroamericano Jesse Owens.

    In realtà, Berlino era stata scelta come sede olimpica nel 1931, quando la Germania era ancora una repubblica democratica. Solo due anni più tardi Hitler salì al potere e inizialmente guardò con scarso entusiasmo all’organizzazione dei Giochi. Fu Joseph Goebbels, ministro della Propaganda, a convincerlo che l’evento avrebbe rappresentato una vetrina eccezionale per il Terzo Reich. Da quel momento nulla fu lasciato al caso e il governo investì enormi risorse nella costruzione di impianti all’avanguardia e in un’organizzazione destinata a impressionare gli osservatori stranieri.

    L’Olympiastadion di Berlino divenne il simbolo di questa ambizione. Lo stadio poteva ospitare oltre 100.000 spettatori e faceva parte di un complesso monumentale pensato per esaltare la grandezza del regime. Accanto alle strutture sportive sorsero il villaggio olimpico e numerosi impianti modernissimi, mentre ogni dettaglio della manifestazione venne curato con estrema attenzione. Il film Olympia della regista Leni Riefenstahl contribuì a trasformare i Giochi in uno straordinario strumento di comunicazione, destinato a influenzare per decenni il modo di raccontare lo sport.

    L’edizione del 1936 lasciò anche un’eredità destinata a durare nel tempo. Per la prima volta venne organizzata la staffetta della torcia olimpica da Olimpia fino alla città ospitante, una tradizione che continua ancora oggi. Fu inoltre la prima Olimpiade trasmessa in televisione con un servizio regolare, mentre a Berlino furono allestite sale pubbliche dove i cittadini potevano assistere alle gare attraverso i nuovi apparecchi televisivi, un’innovazione tecnologica utilizzata anch’essa come strumento di propaganda.

    Dietro l’immagine di apertura mostrata al mondo, però, si nascondeva la realtà delle politiche razziali del regime. Gli atleti ebrei e rom tedeschi furono esclusi dalla squadra olimpica, con pochissime eccezioni. Tra i casi più noti c’è quello della saltatrice in alto Gretel Bergmann, estromessa pochi giorni prima dei Giochi nonostante avesse appena stabilito il record nazionale. Anche in altri Paesi si discusse dell’opportunità di partecipare alla manifestazione e negli Stati Uniti si parlò a lungo di un possibile boicottaggio, che però non venne mai attuato.

    La figura che più di ogni altra è rimasta legata a Berlino 1936 è quella di Jesse Owens. L’atleta statunitense conquistò quattro medaglie d’oro nei 100 metri, 200 metri, salto in lungo e staffetta 4×100, diventando il simbolo di una straordinaria impresa sportiva. Intorno alla sua storia è nato anche uno dei miti più diffusi del Novecento: quello secondo cui Hitler si sarebbe rifiutato di stringergli la mano.

    In realtà, la ricostruzione è più complessa. Lo stesso Owens spiegò che il Führer lo salutò con un gesto mentre passava sotto la tribuna d’onore e diversi testimoni sostennero che vi fosse stato anche uno scambio di congratulazioni. Paradossalmente fu invece il presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosevelt a non ricevere Owens alla Casa Bianca dopo il suo ritorno in patria.

    Sul piano sportivo la Germania concluse i Giochi in testa al medagliere con 89 medaglie complessive, davanti agli Stati Uniti. L’Italia chiuse al quarto posto conquistando 22 medaglie, mentre Ondina Valla entrò nella storia diventando la prima donna italiana a vincere un oro olimpico.

    A quasi novant’anni da quel 1° agosto 1936, le Olimpiadi di Berlino continuano a rappresentare uno dei capitoli più discussi della storia dello sport. Furono il palcoscenico della propaganda nazista, ma anche il luogo in cui lo sport dimostrò di poter superare, almeno simbolicamente, le ideologie e i pregiudizi del suo tempo.

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