Sir Alex Ferguson, leggendario allenatore del Manchester United, ha condiviso con la BBC alcuni dei momenti più difficili e significativi della sua vita in occasione dell’uscita del suo nuovo libro “Games of My Life”. A quasi 85 anni, Ferguson ha ripercorso episodi che spaziano dalla sua infanzia operaia a Glasgow fino ai trionfi che hanno dominato il calcio inglese ed europeo, passando per la terrificante esperienza dell’emorragia cerebrale che nel maggio 2018 ha rischiato di togliergli la vita.
L’emergenza medica ha lasciato conseguenze devastanti sul suo corpo. “Avevo perso la voce, non riuscivo a parlare. Ricordo che i miei nipoti vennero a trovarmi e io non avevo voce. Fu un momento spaventoso“, ha rivelato Ferguson. Una terapista poi gli ha chiesto di scrivere nomi di uccelli, animali e fiumi. “Così la voce è tornata“, ha spiegato con quella semplicità che ha sempre contraddistinto il suo approccio ai problemi.
Il primo ritorno a Old Trafford dopo l’operazione, quattro mesi dopo l’emergenza, è stato carico di emozione e timore. Quando Ferguson e sua moglie Cathy presero posto nel palco delle autorità prima del match contro il Wolverhampton, l’intero stadio si alzò in piedi per una standing ovation. “Mia moglie era quasi in lacrime. Quando ci sedemmo, mi disse: ‘È fantastico’“, ha raccontato.
Il nuovo libro ripercorre 21 partite fondamentali della sua carriera, dalla vittoria nella sua prima finale di coppa con la Govan High School di Glasgow nel 1955, quando aveva solo 13 anni, fino al ritiro nel 2013 dopo 26 anni alla guida dello United.
Ferguson ha descritto la sua infanzia a Govan come “ciò che mi ha fatto diventare quello che sono“. Sua madre Elizabeth gli trasmise fiducia interiore, mentre suo padre Alexander, operaio nei cantieri navali sul fiume Clyde, gli insegnò la determinazione al successo.
Dopo l’esordio a 16 anni con il Queen’s Park, Ferguson attraversò un periodo difficile al St Johnstone che lo portò a considerare seriamente di abbandonare il calcio per trasferirsi in Canada. Il progetto si fermò quando nella sfida contro i Rangers fu promosso titolare e segnò una tripletta che gli cambiò la vita nel 1963.
Durante l’intervista, Ferguson ha anche affrontato decisioni controverse prese durante la sua gestione allo United, come la cessione di Paul Ince all’Inter Milano nell’estate del 1995. Sul tavolo davanti a lui giacevano vecchie lettere di tifosi infuriati: “Paul era un calciatore straordinario, non c’è dubbio. Aveva doti incredibili, ma all’epoca avevo la sensazione che si stesse lasciando un po’ trasportare dagli eventi. Poi arrivò l’offerta dell’Inter. Stavo valutando i pro e i contro. Guardavo Paul Scholes e mi chiedevo: ‘Dovremmo farlo?’. L’offerta salì da 7 a 7,5 milioni di sterline e dissi: facciamolo. È questo il compito di un allenatore. Devi prendere decisioni difficili, e alcune scelte non piacciono a tutti“.
Tra gli oggetti mostrati durante l’intervista c’era anche il cappello della nazionale scozzese che Ferguson ricevette finalmente nel 2021 a Hampden Park, 54 anni dopo aver giocato per la Scozia. La serata coincise con la vittoria della Scozia 3-2 contro Israele nelle qualificazioni ai Mondiali, con gol decisivo in pieno recupero di Scott McTominay. “Ricordo di aver ingaggiato McTominay quando aveva sette anni“, ha ricordato Ferguson con orgoglio.
Ora a tre mesi dal compiere 85 anni, Ferguson ha dichiarato: “Mi sento piuttosto bene, nonostante qualche piccolo acciacco“. L’uomo che ha trasformato il Manchester United in una macchina vincente con 38 trofei in 26 anni, tra cui 13 Premier League, due Champions League, cinque FA Cup e quattro Coppe di Lega, continua a essere una presenza a Old Trafford e una fonte inesauribile di saggezza calcistica per le nuove generazioni.
