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    Home»Calcio»Lotito e quella frase alla presentazione della Reggina: il riferimento storico non passa inosservato
    Calcio

    Lotito e quella frase alla presentazione della Reggina: il riferimento storico non passa inosservato

    Tiziana MorgantiBy Tiziana Morganti21 Luglio 2026 14:05Updated:21 Luglio 2026 14:09Nessun commento2 Mins Read
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    Lotito durante una conferenza stampa
    Lotito durante una conferenza stampa - Wikimedia
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    Nella sua prima uscita pubblica da nuovo patron della Reggina, Claudio Lotito è incappato in una citazione decisamente poco felice. Rispondendo a una domanda durante l’incontro con i giornalisti, il senatore ed imprenditore ha pronunciato la frase “credere, obbedire, combattere”, uno dei motti più identificativi del ventennio fascista, senza apparentemente rendersi conto della portata storica e simbolica di quelle parole.

    Tutto, però, lascia pensare a una scivolata linguistica in buona fede, più che a una scelta consapevole o a un messaggio politico voluto. Non sembra, infatti, esserci stata intenzione di richiamare quel periodo buio della storia italiana, e sarebbe eccessivo trasformare l’episodio in un caso mediatico sproporzionato rispetto alla sua reale gravità.

     

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    Detto ciò, resta comunque significativo ricordare da dove arrivi quella formula. Credere, obbedire, combattere è stata coniata e diffusa negli anni Trenta da Benito Mussolini, ed è diventata uno dei simboli più riconoscibili della propaganda del regime fascista. Il motto racchiudeva in tre verbi l’essenza del progetto totalitario: fede assoluta nell’ideologia, obbedienza incondizionata alla gerarchia e disponibilità totale, anche fisica, al sacrificio per la causa nazionale.

    Non si trattava di uno slogan qualunque: veniva utilizzato in modo sistematico per l’indottrinamento dei più giovani, attraverso le strutture dell’Opera Nazionale Balilla e della Gioventù Italiana del Littorio, organizzazioni pensate per forgiare fin dall’infanzia il cosiddetto nuovo italiano, pronto a mettersi al servizio della patria e del regime senza discussione.

    Proprio per questo legame storico così marcato, la frase pronunciata da Lotito non è passata inosservata, alimentando commenti e reazioni nell’ambiente sportivo e non solo. Questo evento, comunque, pone l’accento sull’importanza di scegliere con più attenzione le parole quando ci si trova in un’occasione pubblica, specie per chi ricopre ruoli di grande visibilità come neo patron di un club calcistico e, allo stesso tempo Senatore della Repubblica.

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    Tiziana Morganti
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    Sono romana doc, di quelle vere, nata e cresciuta nel cuore della Capitale, a due passi dal Colosseo, con il Tevere praticamente come vicino di casa. Laureata in Storia Moderna e Contemporanea, ho sempre avuto un debole per i racconti che lasciano il segno, ma è stato lo sport a indicarmi la direzione giusta per iniziare a scrivere: tutto merito (o colpa) di una passione sfrenata per il tennis e di un certo Boris Becker, che da bambina mi ha fatto innamorare di rovesci e tuffi in aria come fosse normale amministrazione. Da lì il passo è stato breve: prima sugli spalti del Foro Italico, tifosa sfegatata e poi hostess degli Internazionali d'Italia, con il naso all'insù a guardare i campioni da vicinissimo; poi, complice l'evoluzione, mia e del tennis italiano, dritta a Radio Incontro e sulle pagine web a raccontarlo. Oggi la mia bussola si chiama Jannik Sinner, e se un tempo sognavo il rovescio a una mano di Becker, adesso mi godo ogni suo dritto lungolinea con la stessa emozione di una bambina sugli spalti.

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