Mike Tyson festeggia oggi il suo sessantesimo compleanno, e resta tuttora una delle figure più iconiche, controverse e affascinanti nella storia della boxe e dello sport mondiale. Il suo stile aggressivo, unito a una potenza fisica devastante, ha letteralmente ridefinito la categoria dei pesi massimi tra gli anni Ottanta e Novanta, ma la popolarità dell’ex campione è legata anche, se non soprattutto, alle sue intemperanze sia dentro che fuori dal quadrato.
Nato a Brooklyn nel 1966, Tyson ha vissuto un’infanzia segnata dalla difficoltà e da uno stretto contatto con la criminalità di strada. La svolta nella sua vita arriva grazie all’allenatore Cus D’Amato, che lo adottò legalmente intuendone il potenziale fuori dal comune. Ed è proprio lui a insegnargli lo stile Peek-a-Boo, basato su una guardia strettissima, continui movimenti del busto e spostamenti laterali rapidi, pensati per eludere i colpi avversari e contrattaccare con combinazioni gancio-montante letali.
Il momento che lo consacrerà leggenda, perà, arrivò il 22 novembre 1986: a soli 20 anni, quattro mesi e 22 giorni, sconfigge Trevor Berbick per ko tecnico al secondo round, conquistando la cintura WBC e diventando il più giovane campione del mondo dei pesi massimi nella storia della boxe, un record che resiste ancora oggi. Tra il 1987 e il 1988, poi unifica le cinture battendo James Smith e Tony Tucker, diventando campione indiscusso della categoria, fino a demolire l’imbattuto Michael Spinks in appena 91 secondi, all’apice della sua aura di invincibilità.
Dopo la scomparsa di Cus D’Amato, però, la gestione caotica della vita privata di Tyson comincia a incrinare la sua disciplina. Nel 1990, a Tokyo, arriva una delle sorprese più clamorose nella storia della boxe: la sconfitta per ko contro il quasi sconosciuto Buster Douglas.
Due anni dopo, nel 1992, la carriera del pugile americano subisce uno stop forzato di tre anni a causa di una condanna per stupro. Tornato sul ring nel 1995, l’anno successivo riconquista brevemente i titoli WBC e WBA superando Frank Bruno e Bruce Seldon.
La fine degli anni Novanta, però, è segnata dalla drammatica rivalità con Evander Holyfield: dopo la sconfitta nel primo confronto del 1996, la rivincita del 1997 passa alla storia per la squalifica di Tyson, reo di aver morso l’orecchio dell’avversario staccandone un pezzo, in uno degli episodi più controversi mai visti in uno sport da combattimento.
Le ultime occasioni di gloria mondiale arrivano nel 2002, quando viene sconfitto per ko all’ottavo round da Lennox Lewis. Tyson si ritira ufficialmente nel 2005, chiudendo la carriera professionistica con un record di 50 vittorie, di cui 44 per ko, e sei sconfitte: numeri che raccontano uno dei pugili più devastanti e discussi di sempre.
