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    Home»Calcio»Molti la criticano, ma la FIFA non rinuncia alla finalina dei Mondiali: perché esiste ancora
    Calcio

    Molti la criticano, ma la FIFA non rinuncia alla finalina dei Mondiali: perché esiste ancora

    Francesca FiorentinoBy Francesca Fiorentino18 Luglio 2026 12:00Nessun commento3 Mins Read
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    un pallone tutto d'oro
    un pallone tutto d'oro
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    La finale per il terzo posto dei Mondiali torna programma alle 23.00 di oggi con la sfida tra Francia e Inghilterra, continua a dividere tifosi, allenatori e calciatori. Per molti rappresenta un appuntamento privo di significato dopo la delusione della semifinale, mentre per la FIFA resta un tassello importante del torneo, sia dal punto di vista sportivo sia da quello economico.

    La cosiddetta “finalina” mette di fronte le due nazionali sconfitte in semifinale per stabilire chi chiuderà il Mondiale al terzo posto e chi al quarto, ovvero Francia e Inghilterra, dopo le eliminazioni contro Spagna e Argentina. Per gli inglesi, una vittoria rappresenterebbe il miglior piazzamento iridato dal trionfo del 1966.

    Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, questa partita non è sempre esistita. Nel primo Mondiale della storia, disputato in Uruguay nel 1930, il regolamento non prevedeva alcuno spareggio per il terzo posto. Una volta concluse le semifinali, le squadre eliminate iniziavano immediatamente il lungo viaggio di ritorno verso casa, un’esigenza resa ancora più pressante dalle difficoltà logistiche dell’epoca e dalle lunghe traversate transoceaniche. Soltanto molti anni più tardi la FIFA attribuì retroattivamente il terzo posto agli Stati Uniti, grazie a una migliore differenza reti rispetto alla Jugoslavia.

    La finale per il terzo posto fece il suo debutto ufficiale quattro anni più tardi, ai Mondiali del 1934 in Italia. La scelta rispondeva a più esigenze: assegnare sul campo il terzo gradino del podio, sul modello dei Giochi Olimpici, ma anche offrire un’ulteriore partita agli spettatori e ai mezzi di comunicazione, aumentando così il valore complessivo della manifestazione.

    Esiste però un’altra eccezione nella storia della Coppa del Mondo. Nel 1950, in Brasile, il torneo adottò un formato completamente diverso. Dopo la fase iniziale a gironi non erano previste semifinali né finale: il titolo venne assegnato attraverso un girone conclusivo tra quattro squadre. In quella classifica finale la Svezia terminò al terzo posto, senza disputare uno spareggio dedicato.

    Dal Mondiale del 1954 in Svizzera, invece, la finale per il terzo posto è sempre stata inserita nel programma della competizione. Nel corso degli anni è diventata una partita particolare, spesso caratterizzata da un numero elevato di gol. L’assenza della pressione legata alla conquista del titolo mondiale porta frequentemente le squadre a giocare con maggiore libertà offensiva.

    Questa sfida ha regalato anche alcuni record destinati a entrare nella storia del calcio. Nel 1958 il francese Just Fontaine segnò quattro reti contro la Germania Ovest, chiudendo il torneo con 13 gol: un primato ancora oggi imbattuto in una singola edizione della Coppa del Mondo. Nel 2002, invece, il turco Hakan Şükür realizzò il gol più veloce nella storia dei Mondiali, andando a segno dopo appena 11 secondi contro la Corea del Sud proprio nella finale per il terzo posto.

    La partita mantiene inoltre un peso concreto anche dal punto di vista economico e statistico. La squadra che conquista il terzo posto riceve un premio superiore rispetto alla quarta classificata e, per alcuni giocatori, rappresenta l’ultima occasione per migliorare i propri numeri personali o rientrare nella corsa ai riconoscimenti individuali, come la classifica marcatori.

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    Francesca Fiorentino
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    Sono giornalista professionista, podcaster e voice talent. Mi sono laureata nel 2000 in Storia e Critica del Cinema con una tesi dedicata a Full Metal Jacket di Stanley Kubrick. Da sempre appassionata di calcio (nonché tifosa), ho lavorato per dieci anni in radio occupandomi principalmente di sport, spettacolo e cultura, prima di approdare al web nel 2010. Dal 2018 produco e realizzo podcast di approfondimento dedicati a cinema, serie TV, cultura e lifestyle e mi occupo anche di formazione, insegnando podcasting.

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