Due cestini della carta, un pallone e un gruppo di ragazze. È iniziata così la storia del netball, uno degli sport femminili più praticati al mondo e oggi protagonista di una nuova sfida: conquistare un posto nel programma olimpico di Brisbane 2032. Nato come adattamento del basket alla fine dell’Ottocento, questo sport, come racconta BBC, conta oggi circa 13 milioni di praticanti nel mondo, anche se in Italia è ancora poco conosciuto.
La sua origine risale agli anni successivi all’invenzione del basket da parte di James Naismith. Quando il nuovo gioco arrivò nel Regno Unito, alcune insegnanti iniziarono a modificarne le regole per adattarlo alle lezioni di educazione fisica femminile. I primi canestri non erano neppure veri canestri: vennero utilizzati semplici cestini per la carta, fissati in alto, mentre il palleggio fu eliminato e il gioco assunse rapidamente caratteristiche proprie. Nel 1901 arrivò il primo regolamento ufficiale e, con il tempo, il netball si trasformò in una disciplina autonoma.
Dietro questa evoluzione c’è anche la figura di Martina Bergman-Österberg, educatrice svedese trasferitasi in Inghilterra e considerata una pioniera dell’educazione fisica femminile. In un’epoca in cui molte persone ritenevano che lo sport fosse inadatto alle donne, promosse un modello completamente diverso: attività fisica, autonomia e formazione. Per numerose ragazze dell’epoca il netball non rappresentò soltanto un passatempo, ma anche uno spazio di crescita personale e di emancipazione.
Non è un caso che molti storici definiscano il netball uno dei pochi grandi sport sviluppati e guidati principalmente dalle donne. Per oltre un secolo è stato organizzato, amministrato e praticato soprattutto da atlete, diventando un simbolo dell’evoluzione dello sport femminile nei Paesi del Commonwealth. Secondo gli studiosi, il netball contribuì anche a sviluppare capacità organizzative e di leadership tra le giovani che lo praticavano, in un periodo storico in cui le opportunità erano ancora molto limitate.
Dal punto di vista tecnico, il netball conserva alcune somiglianze con il basket, ma presenta differenze sostanziali. Le squadre sono composte da sette giocatrici, il campo è suddiviso in zone che limitano gli spostamenti in base al ruolo e il possesso del pallone deve essere gestito senza palleggiare. Ne deriva un gioco estremamente rapido, fatto di passaggi continui, movimenti coordinati e grande precisione al tiro. Nonostante sia classificato come sport senza contatto, richiede notevoli qualità atletiche, tanto che anche chi lo prova per la prima volta spesso rimane sorpreso dalla sua intensità.
Oggi il netball è particolarmente popolare in Australia, Nuova Zelanda, Inghilterra, Giamaica e Sudafrica. Le leghe professionistiche, soprattutto quella australiana, hanno contribuito a far crescere il livello tecnico e la visibilità internazionale della disciplina, mentre i Mondiali, disputati con regolarità dal 1963, rappresentano il principale appuntamento della stagione internazionale. World Netball ha inoltre deciso di rendere la Coppa del Mondo biennale per sostenere la crescita del movimento e ridurre la dipendenza dai Commonwealth Games, il cui futuro è stato più volte oggetto di discussione.
L’obiettivo più ambizioso resta però uno: le Olimpiadi. I dirigenti del movimento ritengono che Brisbane 2032 possa rappresentare l’occasione ideale per compiere il passo definitivo. L’Australia è infatti uno dei Paesi dove il netball è più seguito e il Comitato organizzatore potrebbe favorirne l’inserimento nel programma olimpico. Per uno sport nato quasi per caso tra due cestini della carta e una palestra scolastica, sarebbe il riconoscimento più importante della propria storia.
