Close Menu
    Facebook X (Twitter) Instagram
    Sportoggi.com
    Facebook Instagram YouTube
    • Tennis
    • Calcio
    • Formula 1
    • MotoGP
    • Ciclismo
    • Basket
    • Atletica
    • Storie
    • Sport in tv oggi
    • Livescore
    • Altri sport
      • Canottaggio
      • Pesistica
      • Pugilato
      • Combattimento
      • Baseball
      • Ginnastica
      • Golf
      • Ippica
      • Nuoto
      • Pallavolo
      • Rugby
      • Sport invernali
    Sportoggi.com
    Home»Baseball»“Nel baseball non si piange”? Verlander smentisce tutti: la figlia lo porta via dal campo e Detroit scoppia in lacrime
    Baseball

    “Nel baseball non si piange”? Verlander smentisce tutti: la figlia lo porta via dal campo e Detroit scoppia in lacrime

    Tiziana MorgantiBy Tiziana Morganti29 Settembre 2026 16:14Nessun commento3 Mins Read
    Facebook Twitter Pinterest LinkedIn Tumblr Email
    Justin Verlander abbraccia la figlia in campo
    Justin Verlander abbraccia la figlia in campo
    Share
    Facebook Twitter LinkedIn Pinterest Email

    Nel film Ragazze vincenti c’è una battuta diventata ormai famosa: nel baseball non si piange. Sabato, a Comerica Park, però, è stata smentita da tante persone, compreso il più improbabile di ttutti: Justin Verlander, 43 anni, uno dei lanciatori più duri e vincenti della storia, ha salutato la MLB e si è sciolto davanti a un intero stadio.

    Per capire quanto pesi il suo addio serve partire da un numero che ai non esperti può sembrare un dettaglio. Verlander ha lanciato 557 partite in carriera e le ha cominciate tutte lui: in 21 stagioni non è mai entrato dalla panchina come rincalzo. Tredici anni con i Tigers, poi il clamoroso passaggio a Houston nel 2017 e subito il titolo delle World Series. Nel 2021 lo stop per la ricostruzione dei legamenti del gomito, a 38 anni, quando tutti pensavano fosse la fine. Invece è tornato, e nel 2022 con gli Astros ha vinto di nuovo. Poi il biennale da 87 milioni di dollari con i Mets, la parentesi a San Francisco e, quest’anno, il ritorno a Detroit per chiudere il cerchio.

    I suoi numeri, poi, sono da Hall of Fame: oltre 411 milioni di dollari incassati con i soli contratti, il premio di miglior giocatore dell’American League nel 2011 e, nello stesso anno, la Tripla Corona dei lanciatori, con 2,40 di media punti guadagnati, 250 strikeout e 24 vittorie. Tre i Cy Young, vinti nel 2011, nel 2019 e nel 2022. E tre i no-hit, cioè partite chiuse senza concedere una sola valida: nel 2007 contro i Brewers, nel 2011 contro i Blue Jays e nel 2019 con Houston, ancora contro Toronto. In 151 anni di storia solo Nolan Ryan, con sette, e Sandy Koufax, con quattro, ne hanno lanciati di più.

    Ma il lancio più importante della vita di Verlander, forse, non è stato una fastball. È accaduto il 5 agosto 2014, quando le telecamere lo inquadrarono mentre faceva rotolare una palla sul tetto della panchina per farla arrivare a una tifosa speciale: Kate Upton, modella e attrice. Da lì è partita una storia d’amore e di famiglia che sabato si è riannodata al baseball.

    Contro i Pirates, Verlander è salito sul monte per la 557ª volta e ci è rimasto fino al sesto inning, aperto con una battuta al volo innocua di Brandon Lowe. Poi la richiesta di time out dalla panchina, e lui ha capito. Di solito a quel punto è il manager, o il pitching coach, a scendere per togliere il lanciatore ma né AJ Hinch né Chris Fetter si sono mossi. Dopo un attimo di silenzio, dalla panchina è scattata una bambina di otto anni con la casacca bianca e la D sul petto: Genevieve.

    Quando era ancora lontana, Verlander ha iniziato a singhiozzare. Poi l’abbraccio, lunghissimo, e il pianto a dirotto. La figlia è andata a prenderlo per portarlo a casa verso un nuovo capitolo della sua vita.

    Share. Facebook Twitter Pinterest LinkedIn Tumblr Email
    Tiziana Morganti
    • Facebook
    • Instagram

    Sono romana doc, di quelle vere, nata e cresciuta nel cuore della Capitale, a due passi dal Colosseo, con il Tevere praticamente come vicino di casa. Laureata in Storia Moderna e Contemporanea, ho sempre avuto un debole per i racconti che lasciano il segno, ma è stato lo sport a indicarmi la direzione giusta per iniziare a scrivere: tutto merito (o colpa) di una passione sfrenata per il tennis e di un certo Boris Becker, che da bambina mi ha fatto innamorare di rovesci e tuffi in aria come fosse normale amministrazione. Da lì il passo è stato breve: prima sugli spalti del Foro Italico, tifosa sfegatata e poi hostess degli Internazionali d'Italia, con il naso all'insù a guardare i campioni da vicinissimo; poi, complice l'evoluzione, mia e del tennis italiano, dritta a Radio Incontro e sulle pagine web a raccontarlo. Oggi la mia bussola si chiama Jannik Sinner, e se un tempo sognavo il rovescio a una mano di Becker, adesso mi godo ogni suo dritto lungolinea con la stessa emozione di una bambina sugli spalti.

    Articoli recenti
    • Medvedev, che beffa: la pallina colpisce un tifoso ed è out, Djokovic va in finale a Pechino
    • Difensore anche fuori dal campo: Federico Ciucci, 18 anni, della Lazio, massacrato di pugni per difendere una ragazza
    • Noemi Bocchi in lacrime a Ballando: “Sono solo la compagna di”. Il messaggio di Totti da casa e il voto massimo che fa sognare la pista
    Facebook Instagram YouTube
    © 2026 SportOggi.com proprietà di Digital Dreams s.r.l. - Partita IVA: 11885930963 - Sede legale: Via Alberico Albricci 8, 20122 Milano Italy - info@digitaldreams.it

    Questo blog non è una testata giornalistica registrata, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità; non rientra pertanto tra le pubblicazioni soggette agli obblighi previsti dalla legge n. 62 del 7 marzo 2001.

    Type above and press Enter to search. Press Esc to cancel.