Ai Mondiali di scherma in corso a Hong Kong due delle principali speranze azzurre hanno qualcosa in comune oltre al talento. Arianna Errigo e Martina Batini, entrambe fiorettiste del Gruppo Sportivo Carabinieri, sono anche mamme e dimostrano che maternità e sport di altissimo livello possono convivere. Nell’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, le due campionesse raccontano però anche le difficoltà quotidiane e denunciano una regola internazionale che, a loro giudizio, penalizza le atlete dopo una gravidanza.
Batini, 37 anni, si presenta ai Mondiali da numero uno del ranking mondiale, traguardo raggiunto dopo una stagione straordinaria che l’ha riportata in vetta alla classifica internazionale. Errigo, 38 anni, resta invece una delle schermitrici più titolate della storia recente e continua a essere stabilmente tra le migliori del circuito mondiale.
Il tema della maternità continua a suscitare interrogativi nello sport professionistico, soprattutto nelle discipline che richiedono intensità fisica, continuità negli allenamenti e frequenti trasferte internazionali. Le due azzurre, però, spiegano che la vera sfida non è stabilire se sia possibile continuare a gareggiare, ma trovare il giusto equilibrio tra famiglia e carriera.
Batini racconta che, dopo allenamenti molto impegnativi, la fatica si fa sentire e il desiderio di riposarsi lascia inevitabilmente spazio agli impegni con il figlio. Grazie al sostegno del marito Matteo Tagliariol, campione olimpico della spada, e dei nonni, riesce però a gestire le lunghe assenze dovute alle competizioni internazionali:
“Leonardo, che ora ha otto anni, resta sempre col papà, poi a casa a Pisa ci sono anche i miei genitori che mi aiutano molto durante le assenze. Sinceramente non ha mai chiesto di seguirmi, è venuto a vedermi una volta a Torino. Dice che si annoia, d’altronde i vari turni durano tanto. Forse la scherma non lo attira tanto… Infatti, dopo aver provato un po’, ora si è appassionato al rugby“.
Diversa l’organizzazione familiare di Errigo. I gemelli Stefano e Mirea, che hanno tre anni, viaggiano regolarmente con lei insieme al marito Luca Simoncelli, ex schermidore azzurro e oggi suo allenatore. La campionessa racconta che poter vedere i figli anche solo per pochi minuti durante le pause delle gare rappresenta un sostegno emotivo importante, pur riconoscendo che affrontare trasferte internazionali con tutta la famiglia richiede una notevole organizzazione:
“Mi hanno seguita da subito, per cui in tutte le trasferte sono presenti. Anche a Hong Kong, con in testa il papà . Averli sempre con me mi aiuta, anche solo vederli per un attimo durante le pause delle gare. Non è facile girare il mondo con tutto il carrozzone, però è tremendamente bello“.
C’è però un aspetto sul quale entrambe chiedono un cambiamento. Secondo l’attuale regolamento della Federazione Internazionale di Scherma, infatti, la maternità non comporta il congelamento del ranking mondiale. Questo significa che, durante il periodo di stop per gravidanza e parto, un’atleta perde progressivamente i punti conquistati e, al rientro, deve spesso ripartire dalle qualificazioni. Spiega Batini: “Regola sbagliata, va cambiata. L’ho fatto notare più volte, speriamo che qualcosa davvero si faccia”. Le fa eco Errigo: “Non è giusto. Non si vogliono privilegi, ma non è normale che dopo una gravidanza un’atleta perda tutti i suoi punti. La regola è sbagliata“.
Le due campionesse sottolineano anche come l’età non rappresenti un limite in pedana. Gareggiare contro avversarie molto più giovani non modifica il loro approccio agonistico, anche se Errigo ammette che la maternità le ha cambiato lo sguardo fuori dalla competizione, rendendola più protettiva nei confronti delle nuove generazioni di atlete.
Lo sguardo resta comunque rivolto al futuro. Batini punta a vivere il Mondiale con la stessa serenità che le ha permesso di conquistare il primo posto nel ranking mondiale, mentre Errigo affronta la competizione con curiosità, senza trasformare la medaglia in un’ossessione. Per entrambe, infine, resta vivo anche l’obiettivo di arrivare ai Giochi Olimpici di Los Angeles, confermando che una carriera ai massimi livelli può continuare anche dopo la maternità, purché sia sostenuta da organizzazione, sacrificio e da regole che sappiano tenere conto dell’evoluzione dello sport femminile.
