Che sia Ferrari Trento o Moët & Chandon, lo champagne è da decenni la firma liquida di ogni podio di Formula 1. Ma non ovunque questa tradizione viene accolta senza riserve: in diversi Paesi arabi, negli Stati Uniti e in Giappone, ad esempio, la celebrazione più iconica del motorsport si scontra con leggi e sensibilità culturali locali, costringendo il circuito ad adattarsi gara dopo gara.
Il rituale nasce a Reims nel 1950, quando fu offerto come premio al vincitore Juan Manuel Fangio. Ma è a Le Mans che prende la piega che tutti conosciamo oggi: nel 1966 con l’esplosione accidentale di una bottiglia lasciata al sole, e l’anno successivo, nel 1967, quando Dan Gurney trasformò quell’incidente in uno scherzo intenzionale, dando così vita al mito della champagne shower.
Negli ultimi anni, però, l’ingresso in calendario di Gran Premi in Paesi con normative più rigide sull’alcol ha cambiato le regole del gioco. La FIA, su questo punto, è chiara: lascia totale libertà di scelta ai Paesi ospitanti per quanto riguarda sponsor di alcolici e festeggiamenti sul podio. Il risultato è un mosaico di soluzioni diverse a seconda della tappa.


In Qatar, dove la religione più diffusa è l’Islam e bere alcol in pubblico è haram in molte regioni islamiche, il consumo è permesso solo in aree specifiche come suite o bar su licenza, con un’età minima fissata a 21 anni. Sul podio, dunque, al posto dello champagne, viene servita acqua di rose. Situazione simile in Bahrein, dove pure l’alcol è legale nel Paese: i piloti non festeggiano comunque con il tradizionale champagne, ma con una bevanda analcolica a base di acqua di rose chiamata Waard.
Il caso più recente e discusso, però, arriva dal Giappone. Dopo la vittoria di Kimi Antonelli a Suzuka, il pilota italiano si è ritrovato sul podio senza la tradizionale bottiglia tra le mani, a differenza di Oscar Piastri e Charles Leclerc, arrivati rispettivamente secondo e terzo. Il motivo è tutto anagrafico: in Giappone l’età minima legale per consumare alcolici è fissata a 20 anni, e Antonelli li compirà solo il 25 agosto. Al giovane pilota Mercedes, quindi, è stata servita una bevanda analcolica, in perfetta osservanza della legge locale.
Un dettaglio curioso se si pensa che dal 2022 la maggiore età in Giappone è stata abbassata a 18 anni, ma quella soglia non ha riguardato né il consumo di alcol né il fumo, rimasti vincolati ai 20 anni. I compagni di podio, però, hanno rimediato subito dopo: Antonelli non avrà avuto lo champagne in mano, ma se l’è ritrovato addosso su tutta la tuta.
Situazioni simili si sono verificate anche negli Stati Uniti, dove le normative statali su alcol e minorenni impongono talvolta accorgimenti particolari durante le premiazioni. Un quadro che racconta bene quanto la Formula 1, sport globale per eccellenza, sia oggi costretta, e al tempo stesso capace, di piegare i propri riti più identitari alle leggi e alle culture dei Paesi che la ospitano, senza mai però rinunciare del tutto allo spirito della festa.
