Il mondiale di calcio 2026 è stato archiviato, ma si è già proiettati a quello del 2030 e nelle scorse ore è stata annunciata una novità sostanziosa (letteralmente): il presidente della Conmebol, Alejandro Domínguez, ha annunciato su X che l’edizione del 2030 potrebbe essere a 64 squadre, non più 48 come nell’edizione appena conclusa. “La prossima si gioca in casa. Nel 2030 arriva il Mondiale di Uruguay, Argentina e Paraguay. Una grande opportunità per il calcio, per celebrare il Centenario della Coppa del Mondo con una competizione a 64 squadre“, ha scritto il numero uno della federcalcio sudamericana.
Trabajamos para que el Mundial 2030 se dispute con 64 selecciones en homenaje al Centenario de la Copa del Mundo.
El fútbol de selecciones crece cuando se abre al mundo. La expansión a 48 equipos demostró que una mayor participación genera más oportunidades, impulsa el…
— Alejandro Domínguez (@agdws) July 21, 2026
L’edizione del 2030, dunque, celebrerà i 100 anni dalla prima Coppa del Mondo disputata e vinta dall’Uruguay nel 1930. Per questo motivo la Fifa ha già previsto una formula inedita: Uruguay, Argentina e Paraguay ospiteranno tre partite della fase a gironi, mentre la parte principale del torneo si giocherà tra Spagna, Portogallo e Marocco. Un Mondiale spalmato tra sei paesi e tre continenti.
Le parole del presidente della Conmebol arrivano pochi giorni dopo quelle di Gianni Infantino, che aveva confermato come l’ipotesi di un ulteriore ampliamento del torneo sia effettivamente sul tavolo della Fifa, pur precisando che nessuna decisione definitiva è stata ancora presa.
L’idea di un Mondiale a 64 squadre era stata presentata per la prima volta nel marzo 2025 dal presidente della Federcalcio uruguaiana Ignacio Alonso durante una riunione del Consiglio Fifa. Successivamente è stata fatta propria dalla Conmebol e rilanciata da Domínguez, che ha sempre sostenuto la necessità di un’edizione straordinaria per celebrare il centenario. Negli ultimi mesi la Fifa ha iniziato a discutere concretamente il progetto: a fine settembre, a New York, si è svolto un incontro tra Infantino, il segretario generale Mattias Grafström e una delegazione sudamericana guidata da Domínguez.

L’eventuale passaggio a 64 nazionali rappresenterebbe un cambio radicale nella storia del torneo, dopo l’espansione da 32 a 48 squadre introdotta a partire dal Mondiale del 2026. Con questo formato, oltre il 30 per cento delle 211 federazioni affiliate alla Fifa avrebbe accesso alla fase finale: in pratica, una nazionale su quattro parteciperebbe al torneo. Per i tre paesi sudamericani coinvolti, l’allargamento aprirebbe la possibilità di ospitare un intero girone e non un solo match a testa.
Secondo Infantino, l’allargamento del torneo a 48 squadre si è rivelato un successo e chi temeva uno spettacolo scadente nella prima fase è stato smentito. Il progetto tuttavia continua a trovare forti opposizioni. Negli ultimi mesi il presidente della Uefa Aleksander Ceferin ha definito l’ipotesi “una cattiva idea“, sottolineando le conseguenze che avrebbe sulle qualificazioni mondiali. Anche il presidente della Concacaf Victor Montagliani si è detto contrario. Sullo sfondo c’è anche una partita politica: la Conmebol si è già schierata a favore di Infantino nella corsa alla rielezione nel 2027, e il tema dell’allargamento del Mondiale 2030 può diventare centrale in questo contesto.
Per l’Italia, un Mondiale a 64 squadre rappresenterebbe una chance in più dopo tre assenze consecutive dalla fase finale. L’allargamento potrebbe facilitare la qualificazione delle nazionali che hanno fallito l’obiettivo nelle ultime edizioni, anche se le modalità di accesso al torneo dovranno essere ridefinite dalle commissioni Fifa competenti.
