Leo Messi vecchio? Insomma. Anagraficamente i 38 anni peseranno ancora (e il 24 giugno saranno 39), ma quello che si è visto in campo nelle scorse ore batte anche l’età anagrafica. Con la sua tripletta all’Algeria, nel match di debutto dell’Argentina ai Mondiali di Calcio in Canada, Messico, USA, il giocatore ha raggiunto Miro Klose nella classifica degli attaccanti più prolifici in un Mondiale, con 16 gol il totale.
Davanti a circa 20.000 tifosi argentini che hanno invaso il Missouri per omaggiare il loro capitano, Messi ha superato anche il record del camerunense Roger Milla come autore più anziano di una marcatura multipla ai Mondiali. La scelta di trasferirsi al Miami, in un campionato meno stressante della MLS, sembra aver prolungato la carriera del fuoriclasse permettendogli di arrivare al torneo in condizioni ottimali.
E, in effetti, la sua è stata una prestazione maiuscola. All’80esimo minuto Messi esce dal campo sostituito da Nico Paz, e l’intero stadio si alza tributandogli un’ovazione interminabile e meritatissima, chiusa con grande commozione, sia per l’impresa compiuta che per un periodo personale particolarmente complesso. Al termine della gara, infatti, Messi ha spiegato:
“Perché le lacrime? Era qualcosa di totalmente non collegato al calcio. Ho passato giorni difficili, sono grato all’intera delegazione e ai miei compagni che mi sono stati sempre vicini. Mi hanno dato tanta forza, mi hanno aiutato a superare questo momento”
Dalla tribuna, il presidente FIFA Gianni Infantino si è goduto lo spettacolo, pensando alla sfida a distanza tra Messi e Kylian Mbappé; sempre ieri, il francese ha realizzato una doppietta contro il Senegal, ed è a quota 14 gol mondiali. Che possa insidiare la vetta di Klose e Messi è praticamente certo. Eppure, la Pulce non pensa ai primati:
“È certamente un onore stare lassù accanto a Klose e a Ronaldo, per quello che vale. Sono statistiche, non significano granché. C’è anche Mbappé, ha segnato una doppietta: ma sono statistiche, niente di più“.
L’Argentina, quindi, campione del mondo in carica, conferma così la propria forza e lancia un messaggio chiaro: chiunque desideri il titolo deve fare i conti con la nazionale di Scaloni e Messi.
