Luis De La Fuente, commissario tecnico della Spagna campione del mondo, è tornato a parlare della finale disputata contro l’Argentina e dei retroscena che hanno caratterizzato quella storica serata. Durante la sua partecipazione al programma televisivo El Hormiguero, trasmesso su Antena 3, il 65enne allenatore ha presentato il suo libro intitolato “La vita si allena ogni giorno” e ha condiviso dettagli inediti su uno degli eventi sportivi più significativi della stagione 2025/2026.
La Spagna ha conquistato per la seconda volta nella sua storia il titolo di campione del mondo, a sedici anni di distanza dal trionfo in Sudafrica nel 2010. La vittoria è arrivata grazie al gol di Ferran Torres (protagonista ieri, con un tripletta, nel debutto del PSG in Champions League) nei tempi supplementari al New York New Jersey Stadium, in una finale combattuta contro l’Argentina detentrice del titolo.
Uno dei momenti più curiosi raccontati dal ct spagnolo riguarda l’incontro con Donald Trump, che ha consegnato personalmente la coppa alla squadra vincitrice. “Mi ha detto che meritavo il Pallone d’Oro ed anche altre cose, ma devo ancora perfezionare il mio inglese. Per sicurezza, mi sono limitato a ringraziarlo“, ha rivelato De La Fuente con un sorriso. L’allenatore ha ammesso di non aver compreso del tutto le parole del presidente statunitense in quel momento di grande emozione.

Sul ruolo di Trump durante il Mondiale, in particolare quando venne revocata la squalifica di Balogun, De La Fuente ha assunto una posizione netta: “Il calcio deve prendere le proprie decisioni senza dare peso alle parole di persone esterne. La FIFA non dev’essere influenzata da nessuno“.
Ben diverso è stato il giudizio sui fatti accaduti dopo il fischio finale. De La Fuente ha voluto distinguere nettamente ciò che avviene in campo da quanto succede fuori, con riferimento alla rissa furibonda tra giocatori che si è tenuta successivamente e che è costata svariate giornate di squalifica per Paredes e Molina: “È inaccettabile è il comportamento successivo, perché è un’immagine che resta ai bambini”.
De La Fuente ha anche svelato il suo metodo per gestire un gruppo di 26 stelle del calcio mondiale senza permettere che gli ego individuali prevalgano sul collettivo. “Siamo molto più di una selezione, siamo una squadra che ha valori e nella quale non ci sono ego“, ha spiegato. Un dato significativo: più del 70% delle partite disputate dalla Spagna sono state vinte da gol segnati da calciatori entrati dalla panchina. “I giocatori lo sanno. Sono i migliori calciatori, ma sono anche le migliori persone“.
