Come riportato dall’edizione online di La Gazzetta dello Sport, Pep Guardiola nella notte avrebbe rifiutato la panchina della nazionale italiana di calcio, con un messaggio piuttosto chiaro: “Sono onorato, ma non me la sento“. Secondo quanto ricostruito dalla rosea, la decisione non è stata presa a cuor leggero, ma è maturata dopo un’attenta valutazione del momento personale e professionale che sta attraversando. Un rifiuto che chiude, almeno per ora, il sogno della FIGC di affidare la ricostruzione della Nazionale a uno degli allenatori più influenti del calcio moderno.
L’idea di portare Guardiola sulla panchina azzurra era nata dal nuovo corso federale guidato da Paolo Maldini e Leonardo. I due dirigenti avevano contattato direttamente l’allenatore per illustrargli un progetto di lungo periodo, pensato per rilanciare il calcio italiano attraverso una nuova identità tecnica. L’obiettivo non era soltanto individuare un commissario tecnico, ma costruire un percorso destinato a svilupparsi nell’arco di otto o dieci anni.

La proposta ha spinto Guardiola a riflettere seriamente. Il legame con l’Italia è noto da tempo (ha giocato con Roma e Brescia) e il rapporto con Paolo Maldini va oltre la semplice stima professionale. Non a caso il tecnico catalano, in passato, aveva dedicato proprio all’ex capitano del Milan la prima Champions League conquistata da allenatore. Eppure, in questa fase della sua vita Guardiola ha scelto la famiglia e anche di prendersi cura del padre, 95enne.
Dopo un decennio vissuto al Manchester City, Guardiola aveva già maturato la decisione di interrompere il proprio ciclo e concedersi del tempo lontano dalle pressioni quotidiane del calcio. La volontà di dedicarsi maggiormente alla famiglia e ai propri affetti è, curiosamente, la stessa cosa che ha motivato Gianluigi Buffon a declinare l’invito di Maldini e Leonardo ad assumere un ruolo dirigenziale di alto profilo.
Ma, nel caso di Guardiola, c’è un fattore tecnico da non sottovalutare: il suo modo di giocare implica una gestione quasi quotidiana del rapporto coi giocatori, cosa che avrebbe un po’ cozzato con i tempi “dilatati” della Nazionale e con l’assoluta necessità di risultati in breve tempo.
Anche sotto il profilo economico, la trattativa non sarebbe mai entrata nel vivo. Ora, archiviata l’ipotesi Guardiola, la FIGC è ora chiamata a individuare un’alternativa per dare continuità al nuovo progetto tecnico. Tra i nomi che circolano con maggiore insistenza c’è quello di Andrea Pirlo. La scelta del nuovo commissario tecnico sarà fondamentale anche in vista dei prossimi impegni internazionali, con la Nations League alle porte e un cammino che dovrà portare l’Italia verso l’Europeo del 2028 e, soprattutto, al Mondiale del 2030. Se la competizione iridata sarà davvero a 64 squadre, mancarla per il quarto anno di fila sarebbe sportivamente tragico.
